Visualizzazione post con etichetta Cahiers du Cinéma. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Cahiers du Cinéma. Mostra tutti i post
giovedì 27 settembre 2012
Ecco.
In questi giorni, io farò QUESTO.
Momenti di:
Cahiers du Cinéma,
Era una notte insonne,
Io di notte o guardo film o disegno o scrivo o studio o mangio,
Mattinate stranamente o scarsamente produttive
giovedì 20 settembre 2012
Il compleanno lo si passa con le persone giuste in 50mq.
E' il 28 settembre del 1987 e sono le 11 in punto del mattino. Alla giostra del trono, a due passi del trenino dei Carpazi, la macchina per impastare dolci impasta dolci. Nello stesso momento su una panchina di Place Villette, Felìx scopre che ci sono più connessione possibili nel cervello umano che atomi nell'universo. Nel frattempo ai piedi del Sacro Cuore le benedettine migliorano il rovescio, la temperatura è di 24° Celsius, il tasso di umidità di 77 e la pressione atmosferica di 990 etto-pascal.
E' il 19 settembre del 2012 e sono le 9 in punto della sera. Alla cioccolateria Venchi, a due passi dalla statua del Porcellino, la macchina che fa colare cioccolato cola cioccolato. Nello stesso momento su un gradino di Piazza Santa Croce, un barbone scopre che ci non ci sono più le mezze stagioni. Nel frattempo ai piedi di Santo Spirito dei ragazzi migliorano il rovescio, la temperatura è di 24° Centigradi, il tasso di umidità 77 e la pressione atmosferica di 900 etto-pascal.
Il favoloso mondo di Amèlie.
E' il 19 settembre del 2012 e sono le 9 in punto della sera. Alla cioccolateria Venchi, a due passi dalla statua del Porcellino, la macchina che fa colare cioccolato cola cioccolato. Nello stesso momento su un gradino di Piazza Santa Croce, un barbone scopre che ci non ci sono più le mezze stagioni. Nel frattempo ai piedi di Santo Spirito dei ragazzi migliorano il rovescio, la temperatura è di 24° Centigradi, il tasso di umidità 77 e la pressione atmosferica di 900 etto-pascal.
Momenti di:
Amore,
Cahiers du Cinéma,
E quindi niente,
Giorni di Sole dentro,
Io mangio carboidrati anche di sera,
La vita mia e sua,
Mattinate stranamente o scarsamente produttive,
Trallalalallà
venerdì 14 settembre 2012
"Tutte le lettere scritte e non spedite. Tutte le lettere non spedite." Moretti
Momenti di:
Cahiers du Cinéma,
Disegnini minchia,
E quindi niente
mercoledì 12 settembre 2012
Di diverso tra me e Amèlie Poulain c'è solo il naso!
Momenti di:
Cahiers du Cinéma,
Disegnini minchia,
Io di notte o guardo film o disegno o scrivo o studio o mangio
mercoledì 25 luglio 2012
Sono in PugliaPugliaPuglia dove la notte è fondafondafonda e se c'è una cosa che mi manca guardare, non è tanto la cupola del Brunelleschi quanto il ripiano della libreria di camera mia. Un ripiano che prima o poi saranno due e poi tre e poi cento, tutti pieni di loro.
Buone vacanze anche a voi, piccole mie.
Momenti di:
Cahiers du Cinéma,
Fotografie da e di,
In Puglia la notte è fonda fonda fonda,
Io di notte o guardo film o disegno o scrivo o studio o mangio,
Nostalgia nostalgia canaglia,
Polaroid
lunedì 23 luglio 2012
Primo sviluppo della Diana e sono felice.
Oggi sembra un giorno di settembre.
E forse è per questo che oggi è un giorno bellissimo, come quello del mio compleanno.
Ho preso i provini dello sviluppo del rullino della mia piccola e meravigliosa Diana, una macchinina fotografica piccola, bianca, lomografica e plasticosa.
Chi usa solo Instagram non può capire.
Il rullino, che io non ne ho mai messo uno in vita mia, che la mia prima macchina è stata una compatta digitale. Prenderlo, sentirne l'odore, pensare che è emulsione e acidi, che è organico e chimico, gelatina e argento. Inserirlo dentro il corpo della macchina fotografica, girare, chiudere e chiudere anche gli occhi perché da qui in poi tutto deve essere fatto al buio.
L'attesa per andare a ritirare il rullino sviluppato, quel chissà che è dietro ogni click, chissà se viene, chissà se esce, chissà se il cielo sembrerà così azzurro come lo vedono i miei occhi. E intanto scattare. Scattare e aspettare, come un rito, facendo crescere il desiderio di vederle tutte quelle immagini.
Un rito, ecco cos'è la fotografia analogica. Un rito, e io penso che un rito è come una magia. La fotografia è magia.
E sono davvero felice, oggi.
E forse è per questo che oggi è un giorno bellissimo, come quello del mio compleanno.
Ho preso i provini dello sviluppo del rullino della mia piccola e meravigliosa Diana, una macchinina fotografica piccola, bianca, lomografica e plasticosa.
Chi usa solo Instagram non può capire.
Il rullino, che io non ne ho mai messo uno in vita mia, che la mia prima macchina è stata una compatta digitale. Prenderlo, sentirne l'odore, pensare che è emulsione e acidi, che è organico e chimico, gelatina e argento. Inserirlo dentro il corpo della macchina fotografica, girare, chiudere e chiudere anche gli occhi perché da qui in poi tutto deve essere fatto al buio.
L'attesa per andare a ritirare il rullino sviluppato, quel chissà che è dietro ogni click, chissà se viene, chissà se esce, chissà se il cielo sembrerà così azzurro come lo vedono i miei occhi. E intanto scattare. Scattare e aspettare, come un rito, facendo crescere il desiderio di vederle tutte quelle immagini.
Un rito, ecco cos'è la fotografia analogica. Un rito, e io penso che un rito è come una magia. La fotografia è magia.
E sono davvero felice, oggi.
Momenti di:
Cahiers du Cinéma,
Fotografie da e di,
Giorni di Sole dentro,
La vita mia e sua,
Mattinate stranamente o scarsamente produttive,
niles sexy dance,
Trallalalallà
domenica 22 luglio 2012
eppi 100th posts!
© Marisa Lo Zito
© Marisa Lo Zito
© Marisa Lo Zito
© Marisa Lo Zito
© Marisa Lo Zito
100 post oggi.
E li festeggio con la costosa idea delle fotografie qui sopra. Una polaroid non è per sempre, ma per me sì, è eterna.
Sono di poche parole ora, il mac oggi è pigro e io sono di fretta.
Però io torno, io torno sempre nei posti in cui sto bene.
Momenti di:
Cahiers du Cinéma,
Come quando si cambia l'ora,
E quindi niente,
Fotografie da e di,
Giorni di Sole dentro,
Mattinate stranamente o scarsamente produttive,
niles sexy dance,
Polaroid,
Trallalalallà
lunedì 2 aprile 2012
All'Esselunga mi stavo mettendo a piangere.
Le strade quando è primavera si accorciano, secondo me. E anche la strada da casa mia all'Esselunga mi sembrava brevissima.
La mia spesa è minima, oggi, ma sembra comunque quella di una bambina di 5 anni; fragole, biscotti, coca cola, salsiccia, panini, patatine, cioccolato al cocco, insalata, latte, cacao, un quaderno giallo.
A me non piace tanto la gente. A me non piacciono tanto le cose che non capisco. Sono intollerante, non dò la mano a nessuno, non mi fermo fuori dai negozi. Però me la guardo, tutta.
Mi metto in fila. La mia è sempre quella più lenta, sempre quella col cassiere che chiacchiera troppo con la signora che non riconosce le monete.
Avanti a me c'è un signore alto ma un po' storto, con un cappotto blu. 70 anni di sorrisi testimoniati da rughe, come a fargli ricordare tutte le volte che si guarda allo specchio di quanto sia stato felice. Se tutti pensassero che una ruga è un sorriso nessuno avrebbe paura della vecchiaia.
Aveva due banane, una mela rossissima e un ovetto di cioccolato piccolo piccolo. Il prezzo, ho pensato. Il prezzo sulla frutta.
Il prezzo va messo sopra. A me forse darebbe fastidio sapere di una piccola e pelosa ragazzina mi correggesse e s'interessasse della mia spesa, quindi mi sono trattenuta.
Arriva il suo turno, il cassiere gli dice del prezzo. Non lo sapeva, non vedeva i numeri. In un modo segretissimo e professionale il cassiere risolve e mentre batte compulsivamente tasti, il signore chiede quanto viene. Una banana 0.97 E, l'altra 0.80 E, la mela invece 0.73 E. L'ovetto 0.90 E. Il signore apre la mano e ci guarda dentro, come se avesse un piccolo tesoro, come un bambino che apre la mano e conta le biglie che ha strettoe quelle palline di vetro sono tutti i suoi piccoli mondi, piccoli eppure enormi, che cadono sempre e non si rompono mai. Io posso spendere meno di 2 E, aveva detto. Beh, prenda solo la banana più piccola e la mela, ovviamente senza busta. Io non posso non prendere l'ovetto, mio figlio è goloso, sa è Pasqua, bisogna sempre avere qualcosa da scartare, con la carta alluminio blu sottile sottile che non si stacca dal cioccolatino. Va bene, aveva detto il cassiere, allora prenda l'ovetto e la mela.
Io non lo so perché mi sono intenerita. Non lo so perché. Però ho pensato ci fosse qualcosa di struggente e ingiusto in quella scena. Qualcosa di dolce e di prezioso e di dignitoso.
Di quelle sensazioni che non spieghi, come quella di quando è primavera, che l'aria sembra abbia le bollicine, che sei emozionato e commosso.
Ecco.
E' stato bello e triste, è stato un piccolo film francese. Piccolo e fatto male, come certi amori, come cose importanti e sgangherate.
giovedì 2 giugno 2011
Because the night.
HO
FINITO
LA
MIA
FOTTUTISSIMA
TESI
!
Settanta pagine che traboccano di enunciati filmici, di unità aristoteliche di tempo, luogo e azione, di critica francese e recensioni di film che erano nati per i circoli universitari anni Settanta e che solo Ghezzi adesso manda in onda, di notte, con Patti Smith che annuncia la bellezza segreta di linguaggi ormai perduti.
Sono quasi le tre ed è tardissimo ma non ho resitito a fare un disegnino minchia (uscito male ma l'ho fatto in cinque minutiiiii!) che rappresenti la vittoria di questa notte!
Momenti di:
Cahiers du Cinéma,
Disegnini minchia,
Io di notte o guardo film o disegno o scrivo o studio o mangio,
Mattinate stranamente o scarsamente produttive
mercoledì 20 aprile 2011
Habemus Papam.
"Volevo raccontare, con i toni della commedia, la storia di un personaggio fragile che si sente inadeguato rispetto al ruolo che deve ricoprire."
Nanni Moretti.
Dico la verità: a me Nanni Moretti iniziava a mancare.
Tre anni son pur sempre tre anni. E quando ho visto e sentito del suo ultimissimo film non potevo che andare a vederlo, direttamente al cinema, che si sa, ha sempre il suo fascino nonostante le poltroncine dalle quali cado quasi sempre e nonostante la possibile sfiga che davanti ti si sieda un watusso.
Habemus Papam, un film che già dal trailer mi aveva conquistata. La trama, in buona, buonissima sostanza, è questa: morte di Giovanni Paolo II. Il conclave si trova a eleggere un nuovo Pontefice, lo scelgono. Il nuovo Papa non si sente all'altezza di essere la nuova guida spirituale dei cattolici di tutto il mondo, non è mai successo e nessuno sa come affrontare la delicata situazione, chiamano uno psicanalista, il più bravo, (Nanni stesso) perché aiuti il neoeletto a curare la depressione che l'affligge. "Imprigionano"all'interno del Vaticano Nanni che offre episodi divertenti e sarcastici e mentre organizza anche una partita di pallavolo tra i cardinali il Papa scappa dopo non essersela sentito di affacciarsi al balcone. Gira per Roma alla ricerca di sè, conoscendo una compagnia teatrale in quanto il desiderio vero e nascosto della Santità era quello di fare l'attore, ritorna e... vabeh non dico come va a finire.
In quest'ultimo gran lavoraccio, Moretti ha affrontato in modo tragicomico la rappresentazione del conclave e post-conclave. C'è di fondo un'originalità assoluta e rivoluzionaria: basare l'intero film, che a tratti sa di commedia tipicamente all'italiana, su un Pontefice insicuro, debole, depresso, semplicemente umano. Non c'è riferimento alla fede, non c'è riferimento al Vaticano come sede di potere, come luogo di uomini spesso molto più razionali che non spirituali.
Il protagonista, che è Sua Santità stesso, mi ha fatto pensare che se è vero come dicono al catechismo che il Papa è Papa perché è la persona più buona del mondo, Piccoli è decisamente il volto idoneo. Commovente. Commoventi le sue espressioni di uomo che smette di essere persona (intendo persona come maschera, quindi nel senso latino e junghiano del termine; persona come esteriorità) e diventa anima, anima fragile e disturbata, anima insicura e nuda come la nostra quotidianità, come forse ultimamente anche la Chiesa.
Nanni Moretti interpreta le sue solite nevrosi che tanto mi ricordano Allen e che forse anche per questo mi piacciono tanto, messo in un ruolo non egocentrico come suo solito ma marginale, sapientemente misurato e perfettamente integrato con l'armonia della trama.
Diverse le chicche e le belle battute pungenti, dal deficit di accudimento che portano Piccoli a mangiare un bombolone fritto in una pasticceria romana ai suoi sogni spezzati a causa di una bocciatura per le selezione di un'Accademia teatrale alle sue debolezze, la sua umiltà, la sua consapevolezza di non essere in grado perché certe volte ci impongono di essere qualcuno qualcosa, che è lontano da noi, il suo essere personaggio che in realtà è persona, è persona anche il Papa, l'aspettare il momento giusto, lo aspetti tu e soprattutto lo aspettano gli altri, o meglio se lo aspettano gli altri da te, aspettarlo e capire che non è il momento a essere sbagliato, ma te stesso, tu e basta. E a quel punto aspettare non serve, non serve più. Poi la guardia svizzera che è costretto a fingersi Papa e che ha come compito quello di scuotere di tanto in tanto le tende dei suoi appartamenti, poi la partita di pallavolo dei cardinali organizzata da Nanni, pallavolo assolutamente pallavolo, che "palla prigioniera non esiste più da cinquant'anni" dove le autorità ecclesiastiche del conclave vogliono assolutamente vincere e andare in semifinale, poi le battute morettiane riferite all'"unico libro che mi avete fatto trovare in camera, la Bibbia" che cammina per i corridoi vaticani.
E poi il teatro, che è molto presente, questo sovrapporre del sacro col profano, unire leggerezza e temi normalmente trattati in modo storico. Tutto il film è un teatro, un sipario (leggendo i titoli di coda, gli affreschi e le mura ermetiche vaticane sono state tutte riprodotte da pittori e tecnici coi controcazzi aggiungerei. E sì, io sono di quelle poche persone che si divertono quasi leggendo i titoli di coda alla fine dei film.).
Quindi.
C'è il carico della solita e sferzante ironia morettiana che tanto mi piace, ci sono quei temi un po' difficili e delicati anche se ormai di ampia considerazione anche nei film come la depressione che colpisce proprio tutti, non solo mamme sole con figli adolescenti rompicoglioni o mariti abbandonati che dopo lavoro bevono tequila, ma anche un uomo come il Papa, il tutto protratto con una narrazione semplice e leggera (forse fin troppo). Ecco, solo l'idea nuova di questa visione moderna, originale e diversa del Capo della Chiesa merita almeno qualche foglia di Palma d'oro.
C'è la solita polemica secondo cui questo film viola l'art. 278 del codice penale in combinato disposto con l'art. 8 dei Patti Lateranensi, ossia offesa al decoro del Papa. Ci sono vaticanisti che attaccano Habemus Papam affermando che è indecoroso, boicottando i credenti a non vederlo perché "non mi sembra che regga il paragone che per giudicare debba conoscere: non devo saltare dal terzo piano per capire che potrei farmi molto male."
C'è tutto, chiederete voi?
No.
E' un film originale, un film molto ben fatto, buona la fotografia e anche talune inquadrature. Ma è come se mancasse qualcosa. Qualcosa che lascia un po' come quando finisci di pranzare ma hai ancora un po' di fame. Che non sai cos'è ma sai che c'è.
Mi è piaciuto, ma non so.
Nanni Moretti.
Dico la verità: a me Nanni Moretti iniziava a mancare.
Tre anni son pur sempre tre anni. E quando ho visto e sentito del suo ultimissimo film non potevo che andare a vederlo, direttamente al cinema, che si sa, ha sempre il suo fascino nonostante le poltroncine dalle quali cado quasi sempre e nonostante la possibile sfiga che davanti ti si sieda un watusso.
Habemus Papam, un film che già dal trailer mi aveva conquistata. La trama, in buona, buonissima sostanza, è questa: morte di Giovanni Paolo II. Il conclave si trova a eleggere un nuovo Pontefice, lo scelgono. Il nuovo Papa non si sente all'altezza di essere la nuova guida spirituale dei cattolici di tutto il mondo, non è mai successo e nessuno sa come affrontare la delicata situazione, chiamano uno psicanalista, il più bravo, (Nanni stesso) perché aiuti il neoeletto a curare la depressione che l'affligge. "Imprigionano"all'interno del Vaticano Nanni che offre episodi divertenti e sarcastici e mentre organizza anche una partita di pallavolo tra i cardinali il Papa scappa dopo non essersela sentito di affacciarsi al balcone. Gira per Roma alla ricerca di sè, conoscendo una compagnia teatrale in quanto il desiderio vero e nascosto della Santità era quello di fare l'attore, ritorna e... vabeh non dico come va a finire.
In quest'ultimo gran lavoraccio, Moretti ha affrontato in modo tragicomico la rappresentazione del conclave e post-conclave. C'è di fondo un'originalità assoluta e rivoluzionaria: basare l'intero film, che a tratti sa di commedia tipicamente all'italiana, su un Pontefice insicuro, debole, depresso, semplicemente umano. Non c'è riferimento alla fede, non c'è riferimento al Vaticano come sede di potere, come luogo di uomini spesso molto più razionali che non spirituali.
Il protagonista, che è Sua Santità stesso, mi ha fatto pensare che se è vero come dicono al catechismo che il Papa è Papa perché è la persona più buona del mondo, Piccoli è decisamente il volto idoneo. Commovente. Commoventi le sue espressioni di uomo che smette di essere persona (intendo persona come maschera, quindi nel senso latino e junghiano del termine; persona come esteriorità) e diventa anima, anima fragile e disturbata, anima insicura e nuda come la nostra quotidianità, come forse ultimamente anche la Chiesa.
Nanni Moretti interpreta le sue solite nevrosi che tanto mi ricordano Allen e che forse anche per questo mi piacciono tanto, messo in un ruolo non egocentrico come suo solito ma marginale, sapientemente misurato e perfettamente integrato con l'armonia della trama.
Diverse le chicche e le belle battute pungenti, dal deficit di accudimento che portano Piccoli a mangiare un bombolone fritto in una pasticceria romana ai suoi sogni spezzati a causa di una bocciatura per le selezione di un'Accademia teatrale alle sue debolezze, la sua umiltà, la sua consapevolezza di non essere in grado perché certe volte ci impongono di essere qualcuno qualcosa, che è lontano da noi, il suo essere personaggio che in realtà è persona, è persona anche il Papa, l'aspettare il momento giusto, lo aspetti tu e soprattutto lo aspettano gli altri, o meglio se lo aspettano gli altri da te, aspettarlo e capire che non è il momento a essere sbagliato, ma te stesso, tu e basta. E a quel punto aspettare non serve, non serve più. Poi la guardia svizzera che è costretto a fingersi Papa e che ha come compito quello di scuotere di tanto in tanto le tende dei suoi appartamenti, poi la partita di pallavolo dei cardinali organizzata da Nanni, pallavolo assolutamente pallavolo, che "palla prigioniera non esiste più da cinquant'anni" dove le autorità ecclesiastiche del conclave vogliono assolutamente vincere e andare in semifinale, poi le battute morettiane riferite all'"unico libro che mi avete fatto trovare in camera, la Bibbia" che cammina per i corridoi vaticani.
E poi il teatro, che è molto presente, questo sovrapporre del sacro col profano, unire leggerezza e temi normalmente trattati in modo storico. Tutto il film è un teatro, un sipario (leggendo i titoli di coda, gli affreschi e le mura ermetiche vaticane sono state tutte riprodotte da pittori e tecnici coi controcazzi aggiungerei. E sì, io sono di quelle poche persone che si divertono quasi leggendo i titoli di coda alla fine dei film.).
Quindi.
C'è il carico della solita e sferzante ironia morettiana che tanto mi piace, ci sono quei temi un po' difficili e delicati anche se ormai di ampia considerazione anche nei film come la depressione che colpisce proprio tutti, non solo mamme sole con figli adolescenti rompicoglioni o mariti abbandonati che dopo lavoro bevono tequila, ma anche un uomo come il Papa, il tutto protratto con una narrazione semplice e leggera (forse fin troppo). Ecco, solo l'idea nuova di questa visione moderna, originale e diversa del Capo della Chiesa merita almeno qualche foglia di Palma d'oro.
C'è la solita polemica secondo cui questo film viola l'art. 278 del codice penale in combinato disposto con l'art. 8 dei Patti Lateranensi, ossia offesa al decoro del Papa. Ci sono vaticanisti che attaccano Habemus Papam affermando che è indecoroso, boicottando i credenti a non vederlo perché "non mi sembra che regga il paragone che per giudicare debba conoscere: non devo saltare dal terzo piano per capire che potrei farmi molto male."
C'è tutto, chiederete voi?
No.
E' un film originale, un film molto ben fatto, buona la fotografia e anche talune inquadrature. Ma è come se mancasse qualcosa. Qualcosa che lascia un po' come quando finisci di pranzare ma hai ancora un po' di fame. Che non sai cos'è ma sai che c'è.
Mi è piaciuto, ma non so.
Momenti di:
Cahiers du Cinéma,
E quindi niente
sabato 16 aprile 2011
Le definitive prime nove pagine di tesi!
Momenti di:
Cahiers du Cinéma,
Giorni di Sole dentro,
niles sexy dance,
Vulvate
giovedì 14 aprile 2011
Tesi, pioggia di notte e pan goccioli.
Okay.
So che domani probabilmente prendo il mio bel documento .doc e lo cestino. So che domani mi dirò:"Bella merda!". So che è sempre così. Le cose che uno fa di notte, di giorno cambiano totalmente, spesso in peggio.
Però ecco, fatto sta che ho iniziato a buttare giù qualche riga seria, col pro della notte piovosa e col contro della fame notturna e dei pan goccioli (sì, ho usato il plurale).
Eeeeee gnente, mi sembrava importante scriverlo anche qui che stanotte ho iniziato, a tutti gli effetti, a scrivere la mia tesi.
Spero che questa non sarà la reazione contro di me del mio relatore dinanzi la commissione.
(A quest'ora fanno Beverly Hills 90210 su ItaliaUno. No, così, tanto per dire. No, niente, sono stanca. Sì, va bene, adesso vado.)
Momenti di:
Caffè nero come una notte senza luna,
Cahiers du Cinéma,
E quindi niente,
Era una notte insonne,
Fotografie da e di,
Trallalalallà
lunedì 11 aprile 2011
"Buon pomeriggio, prof. Sono venuta sostanzialmente per lamentarmi."
Ho esordito così al ricevimento col mio relatore. Ci siamo amaramente confidati che la mia tesi è difficile e nessuno c'ha mai scritto molto, quindi la difficoltà di trovare i testi resta. I film invece forse sono già più reperibili. Forse.
"La tua è la ricerca su un lavoro molto interessante su un argomento che nessuno ha mai approfondito molto a causa della sua complessità, il tuo studio è sul cinema d'autore che è affascinante ma molto difficile."
Ecco, così imparo a fare la figa con la maglia nera a collo alto, occhiali e sciarpa rossa morettiana a parlare di Truffaut.
In un momento ho maledetto quella notte che, vedendo Ghezzi, ho scelto l'argomento di tesi. Era una notte meravigliosa, il film anche. Il modo in cui era girato splendido. Mi sembrava un segno del destino e io sono romantica e ai segni ci credo: vedere per caso un film scelto dal fidato omino che parla fuori tempo la settimana in cui devo andare a proporre la mia tesi al prof.
'affanculo vah.
'affanculo vah.
Poi però, capita che nel momento successivo, guardo un vecchio film, compilo sul mio quaderno la classica scheda per catalogare la pellicola in visione e poi scrivo "ecco perché ho scelto questo argomento". Il mio cuore cinefilo è rimasto come gli occhi di un bambino che guarda per la prima volta le lucciole in una via di campagna. Ecco cos'è che mi ha colpito di questo genere e cos'è che me l'ha fatto scegliere così a prescindere. Questa sensazione qui. Questa sensazione di benessere e attenzione, questa sensazione di intimità, questo "vedere senza farsi vedere", questa ricchezza mediante immagini che costruiscono una schema estetico-narrativo studiato nei dettagli, dalla fotografia alle voci. Questi film datati, pieni di visrtuosismi spesso fini a se stessi, in cui ci sono le parole degli attori e non c'è musica se non nei titoli di coda, 'ché effettivamente alcuni film sono come le nostre vite e nelle nostre vite non ci sono i Carmina Burana quando sta per succedere qualcosa di orrendo.
Comunque, siccome non regge la cosa del "cane m'ha mangiato i compiti"allora magari mi metto all'opera sul serio.
Ah!
Ieri io e il mio amato Giuseppe (con altre personcine) siamo stati a pranzo con Carlo Lucarelli. Sì, sì, proprio lo scrittore, proprio quello del "Paura, eh?". Lui in persona.
Vedi che c'ho pure le prove:
Poi ho anche le prove di quanto sia bello Giuseppe. E di quanto io mi senta migliore quando sto insieme a lui.
A proposito: scusami per quello che tu sai. M'impegnerò. Sei importante per me e il resto è polvere in confronto a noi. Polvere che spazzo via una volta per tutte, giuro.
Momenti di:
Caffè nero come una notte senza luna,
Cahiers du Cinéma,
Come quando si cambia l'ora,
E quindi niente,
Era una notte insonne,
Fotografie da e di,
La vita mia e sua
venerdì 1 aprile 2011
"Ma io sono pronto, sono quasi pronto. Non sono proprio prontissimo, ma ecco se voi mi date un mese e mezzo, sei-sette settimane, a fine aprile io sono pronto." (Nanni Moretti-Aprile)
Preparare la cena e alle 20 c'è ancora la luce.
Il mandorlo in fiore, e i ciliegi.
Gli starnuti delle persone e i raffreddori nelle aule d'università.
Maniche corte e sciarpe a fiori o a pois.
Vetrine piene di shorts e maglie a righe orizzontali blu e bianche che nemmeno Kate Moss.
Fragole.
Gelato che prende il posto della cioccolata calda.
Le pubblicità della Somatoline e "vorresti anche tu addominali scolpiti da esibire in spiaggia? Usa il nostro nuovo attrezzo-usa il nostro nuovo bruciacarboidrati-usa il nostro nuovo gel!"
Il mare.
Il sonno.
La tesi.
Le scarpe di tela colorate.
E' Aprile, è primavera. E la primavera non la vedo propriamente come una rinascita, ma come una specie di malinconia. Come un torpore, come quello di quando suona la sveglia e guardi che ora è e ti dici che maimaimai più farai così tardi la notte prima.
E io non so descriverla bene, adesso, a parole. Ma con un pianoforte, qualcuno ci è riuscito benissimo.
Il mandorlo in fiore, e i ciliegi.
Gli starnuti delle persone e i raffreddori nelle aule d'università.
Maniche corte e sciarpe a fiori o a pois.
Vetrine piene di shorts e maglie a righe orizzontali blu e bianche che nemmeno Kate Moss.
Fragole.
Gelato che prende il posto della cioccolata calda.
Le pubblicità della Somatoline e "vorresti anche tu addominali scolpiti da esibire in spiaggia? Usa il nostro nuovo attrezzo-usa il nostro nuovo bruciacarboidrati-usa il nostro nuovo gel!"
Il mare.
Il sonno.
La tesi.
Le scarpe di tela colorate.
E' Aprile, è primavera. E la primavera non la vedo propriamente come una rinascita, ma come una specie di malinconia. Come un torpore, come quello di quando suona la sveglia e guardi che ora è e ti dici che maimaimai più farai così tardi la notte prima.
E io non so descriverla bene, adesso, a parole. Ma con un pianoforte, qualcuno ci è riuscito benissimo.
Iscriviti a:
Post (Atom)
















