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lunedì 26 novembre 2012
17mq di depressione a 400 euro.
Momenti di:
Caffè nero come una notte senza luna,
Come quando si cambia l'ora,
Disegnini minchia,
E quindi niente,
Notti,
Sindrome pre-mestruale
lunedì 3 settembre 2012
"E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia."
Martedì ho un esame. Legislazione e blablabla.
Domenica mi chiama un mio vecchio, vecchissimo amico. Cazzo, non gli ho detto che sarei partita e mi chiederà di prenderci quel caffè che ci siamo promessi, gli dirò che sono partita e mi dirà merdaccia.
"Marco è morto."
Se è vero che quando stai per morire ti passa tutta la vita davanti, quando mi succederà quella chiamata ci sarà sicuramente.
Marco è stato il mio primo fidanzato. Quattro anni.
Con Marco ho fatto l'amore la prima volta, era la prima volta anche per lui e ricordo benissimo ogni tenero dettaglio. E' stato davvero un atto d'amore, forse il più puro che ho avuto nella mia vita, impacciato e timido, di due giovani che infondo non ne sapevano poi molto di niente ma erano felici lo stesso. Innamorati e questo basta, specie a quindici anni. Ho detto il mio primo ti amo e anche quello lo ricordo benissimo. Eravamo su una panchina dietro casa e non pensavo che poi fosse davvero semplice come nei film dirlo. A lui ho spedito la mia prima lettera d'amore. E anche lui me le spediva. Le cartoline dei suoi viaggi in moto e le lettere da Bologna. E' stato il mio primo modello per i miei disegni, che alla fine non ero e non sono nemmeno tanto brava, col realistico soprattutto, siamo sinceri. Per lui ci sono state le prime scarpe con il tacco. Il primo ballo del liceo. Con lui c'era il mare a qualunque ora del giorno. Con lui c'è stato il primo bagno di notte. Con lui c'è stata la prima Termoli. Le prime lacrime. Con lui ho ascoltato la prima canzone dei Nirvana. Con lui c'era il primo forte batticuore e quella cosa dello stomaco in subbuglio che esiste davvero. Con lui c'era il primo sorso di vino. C'erano le macchie rosse sul corpo quando lo vedevo dopo tanto tempo. Con lui c'erano tantissime cose.
Insieme abbiamo vissuto tantissimo. Eravamo semplici e giovani e la vita ci sembrava perfetta così. Non ci mancava niente, non ci è mai mancato nulla. Ridevamo tantissimo, poi piangevamo lacrime belle, poi cantavamo, poi eravamo insieme ai suoi amici che erano già diventati pure amici miei. Per lui ho provato tanto amore, tantissimo.
A un certo punto però, è cambiato qualcosa. Siamo cambiati noi, sono cambiata io. Siamo stati plasmati da quella vita che ci aveva uniti così, un pigro pomeriggio di dicembre, e che infondo non ci ha mai sciolti definitivamente.
Scelgo una città universitaria bella, bellissima, piccola e grande insieme. Ma lontana.
Lontana.
E lo sarà sempre.
E ne pagherò sempre le conseguenze.
Ora sono qui. Sono ancora qui. E Marco non c'è più. Sì, se n'è andato e non ritorna più, come nella celebre canzone della Pausini. E fa tantissimo male. Lacera.
E penso che il suo ultimo messaggio è stato un "Ci becchiamo a Natale" e penso ai suoi denti e penso a quante cose potevo fare e dire e non ho fatto e adesso se dovessi consigliare qualcuno direi di mettere sempresempresempreCristoSantosempre,fateloperfavorefatelosempre, da parte l'orgoglio, che quello frega sempre e il cuore invece no, mai.
E ora sono terrorizzata. E sono più piccola di 20 centimetri. E sento un enorme vuoto. E tanti punti interrogativi.
E ho rivisto una fotografia che c'ero anche io, e l'ho guardata e mi ci sono persa e altro vuoto dentro, tanto, e poi ho guardato me e non mi sono riconosciuta, perché io non mi riconosco mai nelle fotografie, passa un mese e mi cambia qualcosa secondo me, negli occhi forse, o nella testa. E ora ho venticinque anni e c'è una persona al mio fianco, che ieri con la sua maglietta gialla era lì, ad assecondarmi, a voler esserci, una persona che amo ed è un amore diverso, è un amore più consapevole e meno ingenuo, un amore che ho voluto davvero tantissimo e che ancora fortissimamente voglio, un amore che è tante cose insieme, completo, un amore che va rispettato, come il suo, come lo era il nostro.
Ora però io sono qui, a rendermi conto che la cosa più dolorosa del dire addio è doverlo fare tutti i giorni, e dentro c'è lo stesso silenzio della chiamata che mi ha avvisato, ci sono fazzoletti ovunque e non c'è cibo, e tu in questo momento sei in una bara.
Una bara su misura probabilmente, visto il tuo naso.
E se poi ci penso il contrario della vita non è morte, ma nascita.
Allora forse davvero la vita continua in un qual modo, da qualche parte, o forse no, finisce così, nel buio, brutalmente, violentemente, in un modo disgustoso, schifoso, su una strada, in un cimitero e magari rinasce qualcosa, che dalle cose finite nasce sempre qualcos'altro, o magari niente perché a volte succede anche questo. Allora forse un motivo a tutto questo bisogna inventarselo pur di far apparire tutto sensato, perché è tutto già scritto, perché sono ipocondriaca e poi capita un giorno che esci da Notre Dame e ti casca in testa una turista suicida e allora a che serve tutto questo.
A che serviamo noi.
Cosa siamo.
Perché.
Momenti di:
Buio dentro che nemmeno un fiammifero,
Caffè nero come una notte senza luna,
Disegnini minchia,
Era una notte insonne,
In Puglia la notte è fonda fonda fonda,
Lacrime e note,
Nostalgia nostalgia canaglia
giovedì 9 agosto 2012
Fuori è un mondo freddo. Qualcuno mi protegga da quello che desidero o almeno mi liberi da quello che vorrei.
Settembre è da sempre il mio capodanno. Il mio anno lo misuro da un settembre all'altro. In questo mese inizio cose e ne finisco altre e i fuochi pirotecnici ci vorrebbe adesso e non il 31 gennaio.
Quest'anno potrebbe essere il mio ultimo anno a Firenze. Non è la mia città di nascita, ma mi ha adottata e io le voglio un gran bene. Allora capisco che anche le cose non tue possono essere ugualmente parte di te, dei tuoi pensieri, del tuo modo di essere. Capisco che una città per essere perfetta non deve per forza avere il mare o le stelle chiare di notte, ma deve avere le risposte alle tue domande, una qualunque. Io non lo so ancora se ha risposto ai miei perché, forse nemmeno ce li ho dei perché. So solamente che quando arrivo, da qualunque parte, con qualunque mezzo, quando arrivo a Firenze, mi sento proprio a casa mia.
Purtroppo però il mio mondo è composto da scelte che mettono al primo posto cose che non ci sono a Firenze e forse nemmeno in Italia. Non mi meraviglierei se anche io decidessi un giorno di essere un cervello in fuga, anzi, penna in fuga. L'arte in Italia è pesantemente trascurata e io avverto questo con un forte disagio e avere un lavoro che abbia attinenza con questo mondo è un'impresa davvero ardua.
Ad oggi, nonostante mi legano a Firenze i momenti di stimoli frizzanti in Accademia (che sembra strano ma ci sono stati, però insomma sono contenta che quest'anno sia finita), le sue viuzze, i brividi di P.zza della Signoria di notte, i pomeriggi agli Uffizi quando nevica e altre mille cose che hanno contribuito a essere la persona che sono adesso, con non poco dispiacere sono pronta a prendere le mie cose ed andare, ma soprattutto a fare. Forse ha davvero ragione Baricco quando "Sono gli altri le strade, io sono una piazza, non porto in nessun posto, io sono un posto" e se sono un posto allora starò bene ovunque. Ovunque ci sia un modo per essere felici, un modo ormai antico di fare il lavoro per il quale si è studiato, una rivincita dell'arte all'Italia.
Un anno è lungo e tante cose possono accadere. Sono certa dell'esistenza della Legge dell'Attrazione, tanto lenta quanto valida. Magari tra un anno sarò qui, con una nuova fiducia e un ottimismo concreto, con tanti sogni che trovano finalmente il loro spazio nella realtà, magari a Parigi, Apricena, Londra, magari Firenze.
Sono una sognatrice, lo so.
Quest'anno potrebbe essere il mio ultimo anno a Firenze. Non è la mia città di nascita, ma mi ha adottata e io le voglio un gran bene. Allora capisco che anche le cose non tue possono essere ugualmente parte di te, dei tuoi pensieri, del tuo modo di essere. Capisco che una città per essere perfetta non deve per forza avere il mare o le stelle chiare di notte, ma deve avere le risposte alle tue domande, una qualunque. Io non lo so ancora se ha risposto ai miei perché, forse nemmeno ce li ho dei perché. So solamente che quando arrivo, da qualunque parte, con qualunque mezzo, quando arrivo a Firenze, mi sento proprio a casa mia.
Purtroppo però il mio mondo è composto da scelte che mettono al primo posto cose che non ci sono a Firenze e forse nemmeno in Italia. Non mi meraviglierei se anche io decidessi un giorno di essere un cervello in fuga, anzi, penna in fuga. L'arte in Italia è pesantemente trascurata e io avverto questo con un forte disagio e avere un lavoro che abbia attinenza con questo mondo è un'impresa davvero ardua.
Ad oggi, nonostante mi legano a Firenze i momenti di stimoli frizzanti in Accademia (che sembra strano ma ci sono stati, però insomma sono contenta che quest'anno sia finita), le sue viuzze, i brividi di P.zza della Signoria di notte, i pomeriggi agli Uffizi quando nevica e altre mille cose che hanno contribuito a essere la persona che sono adesso, con non poco dispiacere sono pronta a prendere le mie cose ed andare, ma soprattutto a fare. Forse ha davvero ragione Baricco quando "Sono gli altri le strade, io sono una piazza, non porto in nessun posto, io sono un posto" e se sono un posto allora starò bene ovunque. Ovunque ci sia un modo per essere felici, un modo ormai antico di fare il lavoro per il quale si è studiato, una rivincita dell'arte all'Italia.
Un anno è lungo e tante cose possono accadere. Sono certa dell'esistenza della Legge dell'Attrazione, tanto lenta quanto valida. Magari tra un anno sarò qui, con una nuova fiducia e un ottimismo concreto, con tanti sogni che trovano finalmente il loro spazio nella realtà, magari a Parigi, Apricena, Londra, magari Firenze.
Sono una sognatrice, lo so.
Momenti di:
Caffè nero come una notte senza luna,
Disegnini minchia,
Nostalgia nostalgia canaglia,
Sindrome pre-mestruale
mercoledì 25 luglio 2012
quando dormire è l'unica soluzione
Ho letto su Facebook:
"Hai presente quel momento della giornata in cui ti svegli e ti senti pieno di energia?"
"Hai presente quel momento della giornata in cui ti svegli e ti senti pieno di energia?"
"Io no."
Ecco.
Io.
Inoltre sotto la doccia ho visto tutte le calorie delle fritture varie ed eventuali esporsi in tutta la loro pesantezza. Maledizione. E ho preso consapevolezza, ennesima, di un'altra tragica cosa:
Mi sa che me ne torno a dormire.
Momenti di:
Caffè nero come una notte senza luna,
Come quando si cambia l'ora,
E quindi niente,
In Puglia la notte è fonda fonda fonda,
Mattinate stranamente o scarsamente produttive,
Vulvate
mercoledì 15 febbraio 2012
“Ho continue variazioni di umore, cioè posso passare da un ottimismo sfrenato a un pessimismo abissale nell’arco di quattro battiti cardiaci, otti-pessi otti-pessi; posso passare da un’indifferenza artica per il mondo a una totale straziata compassione per qualsiasi forma di vita animata e inanimata, posso sentirmi sottilmente felice, mediamente inquieta, ilare poi funebre, catatonica poi iperattiva. Io ho fatto impazzire psicanalisti ed erboristi, primari e pranoterapisti e non è servito a nulla perché rimango un caso oscuro.”
Per quando ti trovi in quel posto che è prima delle lacrime.
Per quando sei pieno di resina e hai frammenti di ricordi appiccicati ovunque.
Per quando ti siedi sulla vita come nei treni, dalla parte opposta al senso di marcia, che forse fa male la pancia perché guardi quello che lasci.
Per quando il tempo è la sabbia nelle clessidre. Non è tanto e scorre continuamente. Come il deserto. Come il vento.
Per quando sei immobile, come in certi film, che il protagonista è visto da sopra, in una strada affollata di New York, i volti sono sfocati, camminano col rallentatore, si muovono piano, e tu sei in mezzo a loro, che non ti vedono, che non ti conoscono, che non vuoi vedere, e il protagonista dice cose bellissime e tristissime.
Per le volte che il silenzio è indifferenza.
Per le volte che le scarpe fanno rumore, come se stessero schiacciando briciole e invece sono foglie.
Per questi momenti, che scompaiono quando vedi scorci come quelli che fotografo, cose come queste.
Momenti di:
Buio dentro che nemmeno un fiammifero,
Caffè nero come una notte senza luna,
Come quando si cambia l'ora,
E quindi niente,
Era una notte insonne
martedì 31 maggio 2011
E' notte, piove, non riesco a dormire. Bevo una tazza di latte e mentre aspetto io faccio questa robaccia qui.
Momenti di:
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Disegnini minchia,
E quindi niente,
Era una notte insonne
lunedì 30 maggio 2011
Il mondo là fuori è così bello e luminoso...
Momenti di:
Buio dentro che nemmeno un fiammifero,
Caffè nero come una notte senza luna,
Fotografie da e di
martedì 24 maggio 2011
Un'altra notte finisce e un giorno nuovo sarà, Anna non essere triste. Cambierà. (Per fortuna che c'è il profumo dei Pavesini).
Sono giorni lunghissimi, questi.
Firenze è bollente, l'aria in Accademia anche.
Firenze è bollente, l'aria in Accademia anche.
Poco fa mi è successo che ho pianto per una foto. Non era nemmeno così bella, ma forse mi ha mosso qualcosa dentro. Mi è successa la stessa cosa guardando un quadro di De Chirico. Poi avevo gli occhi lucidi dopo il trenta di Economia. Non lo so come mai. Forse è un pretesto, forse un momento di debolezza, forse un istante in cui mi sono sentita sola. E' una sensazione strana. Triste e coraggiosa al tempo stesso, come una partenza.
Come siamo buffi. "Inventiamo bicchieri infrangibili che poi cadono e si rompono (Paolo Nori)", ci diciamo che non esistono più le mezze stagioni per colpa del buco dell'ozono e poi facciamo le fragole tutto l'anno.
Un mio amico oggi mi ha scritto una mail bellissima, che non mi aspettavo.
A volte i pensieri improvvisi e senza pretesto di un amico che "non so perché ti sto scrivendo questo, adesso", li leggi in un determinato giorno, un determinato momento e ti rendi conto che forse non è un caso.
A volte le sfighe e le leggi di Murphy servono per poi poter dire che siamo fortunati quando succede una cosa bella o semplicemente meno triste.
Momenti di:
Buio dentro che nemmeno un fiammifero,
Caffè nero come una notte senza luna,
Come quando si cambia l'ora,
Disegnini minchia,
Sindrome pre-mestruale
venerdì 20 maggio 2011
Io di notte o guardo film, o disegno, o studio, o leggo o mangio.
Momenti di:
Caffè nero come una notte senza luna,
Disegnini minchia,
E quindi niente,
Era una notte insonne,
Io di notte o guardo film o disegno o scrivo o studio o mangio,
Vulvate
giovedì 28 aprile 2011
Quelle cose per cui non bisognerebbe arrabbiarsi ma poi ci si incazza e si fanno tragedie. Grandi dolori da niente.
(Stefano Benni)
Eh.
Momenti di:
Caffè nero come una notte senza luna,
Lacrime e note
lunedì 18 aprile 2011
Ciao. Il mio numero è scritto dietro. Ciao.
"Quelli della Vergine forse sono un po' così: un po' malinconici, un po' autunnali, solitari, pignoli, pessimi partner e ottimi singoli. Hanno una gran vita interiore che non necessita di mondanità per esprimersi. Nello stesso tempo forse sono fin troppo preda di umor nero, di attacchi di atrabile, insomma di malinconia."
(Tondelli)
Lei era lì, al bar vicino l'Università a bere il secondo caffè della giornata quando ha pensato che sì, Tondelli ha ragione. Era una mattina come tante, una mattina di occhiali e jeans. Un nastro rosso tra i capelli che chiudeva i suoi pensieri, i suoi pensieri di studentessa nervosa e bulimica di vita. I suoi pensieri che cercavano qualcosa, qualcuno. Qualcuno che l'avrebbe svegliata la mattina e non si sarebbe preoccupato dei suoi occhi cerchiati. Qualcuno che avrebbe visto un libro di Snoopy "Sono innamorato, Charlie Brown" e gliel'avrebbe fatto trovare sulla scrivania. Qualcuno che sarebbe andato via sbattendo la porta e sarebbe rimasto lì, ad aspettarla, in macchina, di notte, scrivendole un sms: "Scendi, scema, che andiamo a mangiare una pizza. <3". Qualcuno che le avrebbe baciato gli occhi. Qualcuno che l'avrebbe fatta danzare in un salotto disordinato. Qualcuno che l'avrebbe amata, per i suoi kg di troppo, per le sue cattive abitudini, per le sue lacrime e per le sue gioie. Qualcuno che ci sarebbe stato, e che non avrebbe avuto cuore e occhi e testa per nessuno se non per lei.
Poi.
Gli occhi a volte rotolano su sentieri inesplorati e pericolosi. E uno sguardo è così forte da tenersi o lasciarsi per sempre. Incrocia lo sguardo di qualcuno. Qualcuno che prende la bustina di zucchero di canna e ha una mano sporca d'inchiostro. Colline verdi e fiori e Caran D'Ache e pellicole e sole e vento caldo e carta da acquerello e Nutella e foglie d'acero e l'odore dei libri e luna che sorge da una montagna e musica e De Chirico Klimt Schiele e magie e onde e mari aperti e fusa e tutto quello che di più piccolo c'è e tutto quello che di più grande c'è, tutto, tutto guardando qualcuno, guardando lui. E dietro quella macchia d'inchiostro sulla mano destra, dietro c'è una mano, una mano che gira il caffè, una mano che porta alla bocca il cucchiaino, una mano che lascia il cucchiaino sul piattino, una mano che prende la tazzina, una mano che sta attenta a non bruciarsi, una mano che avvicina la tazzina alla bocca che soffia e che beve, beve in più sorsi, forse due, o anche tre e la bocca che fa una piccola minuscola e deliziosa smorfia e rimette la tazzina sul piattino e sistema il cucchiaino all'interno della tazzina, sorride e prende un tovagliolino (e che odio i tovaglioli dei bar che non asciugano niente che sembrano fogli di carta ma a cosa servono son anche piccoli per scriverci i pensieri e non ci puoi fare i disegni a matita). E dietro tutto ciò c'è qualcuno, qualcuno che dentro cos'avrà, qualcuno che ha dentro e dietro una vita, qualcosa di grande, di così enorme che quella macchia d'inchiostro è come un granello di sabbia nell'universo, talmente piccolo da essere quasi invisibile, ma c'è e a lei basta, e lei ne è attratta e lei ne è sopraffatta e lei ne è impaurita. E dietro e dentro cos'avrà, se avrà avuto l'amore, che libro gli avrà cambiato la vita, che musica ascolta, quanta vita ha vissuto e quanta vorrà viverne e come e dove, in quale parte del mondo vorrebbe andare, altri granelli nel cosmo che però formano pianeti di sabbia e basta un po' di vento che vieni travolto, vieni travolto dalla vita, dalla sua vita. E lei era lì, lì pronta a esser scaraventata in altri mondi, nei mondi di quel qualcuno, in tutti i suoi mondi, quelli bui e quelli pieni di stelle. E lui, questo qualcuno, prende il portafoglio, cerca le monetine, ottanta centesimi e "forse ce li ho giusti, pare che abbia rotto il salvadanaio", e sorride e guarda il cameriere e lei prende la borsa e vorrebbe offrire lei, lei ha ben due euro, gli ultimi del mese prima della ricarica del Postepay, ma spenderli per lui sono un investimento, come comprare un attico a Manhattan a dieci euro. E lei vorrebbe farsi leggere e non raccontarsi e lui avrebbe la vita di lei sotto le sue dita, due notti, dieci al massimo, e lei diverrebbe un romanzo finito e sarebbe il libro preferito di lui.
Lei si alza, lo ferma, gli dà un tovagliolino del bar, gli prende la mano, proprio quella dell'inchiostro, arrossisce, sorride, scappa via è in ritardo e ha una revisione e i suoi disegni stanno ancora asciugando e non ci si dovrebbe mai ridurre all'ultimo momento a fare le cose.
Lui apre il tovagliolino, sorpreso, incuriosito.
"Ciao. Fai una smorfia con la bocca quando mandi giù il caffè, se mi sposi io giuro che riuscirò a spiegarti quanto sia deliziosa, prima o poi. Avremmo una vita davanti, insieme, e forse un giorno troverò le parole, tutte, così da non doverti più dire "Ok, questo non riuscirò mai a spiegarlo a nessuno." Il mio numero è scritto dietro. Ciao."
Poi.
Gli occhi a volte rotolano su sentieri inesplorati e pericolosi. E uno sguardo è così forte da tenersi o lasciarsi per sempre. Incrocia lo sguardo di qualcuno. Qualcuno che prende la bustina di zucchero di canna e ha una mano sporca d'inchiostro. Colline verdi e fiori e Caran D'Ache e pellicole e sole e vento caldo e carta da acquerello e Nutella e foglie d'acero e l'odore dei libri e luna che sorge da una montagna e musica e De Chirico Klimt Schiele e magie e onde e mari aperti e fusa e tutto quello che di più piccolo c'è e tutto quello che di più grande c'è, tutto, tutto guardando qualcuno, guardando lui. E dietro quella macchia d'inchiostro sulla mano destra, dietro c'è una mano, una mano che gira il caffè, una mano che porta alla bocca il cucchiaino, una mano che lascia il cucchiaino sul piattino, una mano che prende la tazzina, una mano che sta attenta a non bruciarsi, una mano che avvicina la tazzina alla bocca che soffia e che beve, beve in più sorsi, forse due, o anche tre e la bocca che fa una piccola minuscola e deliziosa smorfia e rimette la tazzina sul piattino e sistema il cucchiaino all'interno della tazzina, sorride e prende un tovagliolino (e che odio i tovaglioli dei bar che non asciugano niente che sembrano fogli di carta ma a cosa servono son anche piccoli per scriverci i pensieri e non ci puoi fare i disegni a matita). E dietro tutto ciò c'è qualcuno, qualcuno che dentro cos'avrà, qualcuno che ha dentro e dietro una vita, qualcosa di grande, di così enorme che quella macchia d'inchiostro è come un granello di sabbia nell'universo, talmente piccolo da essere quasi invisibile, ma c'è e a lei basta, e lei ne è attratta e lei ne è sopraffatta e lei ne è impaurita. E dietro e dentro cos'avrà, se avrà avuto l'amore, che libro gli avrà cambiato la vita, che musica ascolta, quanta vita ha vissuto e quanta vorrà viverne e come e dove, in quale parte del mondo vorrebbe andare, altri granelli nel cosmo che però formano pianeti di sabbia e basta un po' di vento che vieni travolto, vieni travolto dalla vita, dalla sua vita. E lei era lì, lì pronta a esser scaraventata in altri mondi, nei mondi di quel qualcuno, in tutti i suoi mondi, quelli bui e quelli pieni di stelle. E lui, questo qualcuno, prende il portafoglio, cerca le monetine, ottanta centesimi e "forse ce li ho giusti, pare che abbia rotto il salvadanaio", e sorride e guarda il cameriere e lei prende la borsa e vorrebbe offrire lei, lei ha ben due euro, gli ultimi del mese prima della ricarica del Postepay, ma spenderli per lui sono un investimento, come comprare un attico a Manhattan a dieci euro. E lei vorrebbe farsi leggere e non raccontarsi e lui avrebbe la vita di lei sotto le sue dita, due notti, dieci al massimo, e lei diverrebbe un romanzo finito e sarebbe il libro preferito di lui.
Lei si alza, lo ferma, gli dà un tovagliolino del bar, gli prende la mano, proprio quella dell'inchiostro, arrossisce, sorride, scappa via è in ritardo e ha una revisione e i suoi disegni stanno ancora asciugando e non ci si dovrebbe mai ridurre all'ultimo momento a fare le cose.
Lui apre il tovagliolino, sorpreso, incuriosito.
"Ciao. Fai una smorfia con la bocca quando mandi giù il caffè, se mi sposi io giuro che riuscirò a spiegarti quanto sia deliziosa, prima o poi. Avremmo una vita davanti, insieme, e forse un giorno troverò le parole, tutte, così da non doverti più dire "Ok, questo non riuscirò mai a spiegarlo a nessuno." Il mio numero è scritto dietro. Ciao."
Momenti di:
Amore,
Caffè nero come una notte senza luna,
Era una notte insonne,
Notti,
Petali di storie non del tutto vere
giovedì 14 aprile 2011
Tesi, pioggia di notte e pan goccioli.
Okay.
So che domani probabilmente prendo il mio bel documento .doc e lo cestino. So che domani mi dirò:"Bella merda!". So che è sempre così. Le cose che uno fa di notte, di giorno cambiano totalmente, spesso in peggio.
Però ecco, fatto sta che ho iniziato a buttare giù qualche riga seria, col pro della notte piovosa e col contro della fame notturna e dei pan goccioli (sì, ho usato il plurale).
Eeeeee gnente, mi sembrava importante scriverlo anche qui che stanotte ho iniziato, a tutti gli effetti, a scrivere la mia tesi.
Spero che questa non sarà la reazione contro di me del mio relatore dinanzi la commissione.
(A quest'ora fanno Beverly Hills 90210 su ItaliaUno. No, così, tanto per dire. No, niente, sono stanca. Sì, va bene, adesso vado.)
Momenti di:
Caffè nero come una notte senza luna,
Cahiers du Cinéma,
E quindi niente,
Era una notte insonne,
Fotografie da e di,
Trallalalallà
lunedì 11 aprile 2011
"Buon pomeriggio, prof. Sono venuta sostanzialmente per lamentarmi."
Ho esordito così al ricevimento col mio relatore. Ci siamo amaramente confidati che la mia tesi è difficile e nessuno c'ha mai scritto molto, quindi la difficoltà di trovare i testi resta. I film invece forse sono già più reperibili. Forse.
"La tua è la ricerca su un lavoro molto interessante su un argomento che nessuno ha mai approfondito molto a causa della sua complessità, il tuo studio è sul cinema d'autore che è affascinante ma molto difficile."
Ecco, così imparo a fare la figa con la maglia nera a collo alto, occhiali e sciarpa rossa morettiana a parlare di Truffaut.
In un momento ho maledetto quella notte che, vedendo Ghezzi, ho scelto l'argomento di tesi. Era una notte meravigliosa, il film anche. Il modo in cui era girato splendido. Mi sembrava un segno del destino e io sono romantica e ai segni ci credo: vedere per caso un film scelto dal fidato omino che parla fuori tempo la settimana in cui devo andare a proporre la mia tesi al prof.
'affanculo vah.
'affanculo vah.
Poi però, capita che nel momento successivo, guardo un vecchio film, compilo sul mio quaderno la classica scheda per catalogare la pellicola in visione e poi scrivo "ecco perché ho scelto questo argomento". Il mio cuore cinefilo è rimasto come gli occhi di un bambino che guarda per la prima volta le lucciole in una via di campagna. Ecco cos'è che mi ha colpito di questo genere e cos'è che me l'ha fatto scegliere così a prescindere. Questa sensazione qui. Questa sensazione di benessere e attenzione, questa sensazione di intimità, questo "vedere senza farsi vedere", questa ricchezza mediante immagini che costruiscono una schema estetico-narrativo studiato nei dettagli, dalla fotografia alle voci. Questi film datati, pieni di visrtuosismi spesso fini a se stessi, in cui ci sono le parole degli attori e non c'è musica se non nei titoli di coda, 'ché effettivamente alcuni film sono come le nostre vite e nelle nostre vite non ci sono i Carmina Burana quando sta per succedere qualcosa di orrendo.
Comunque, siccome non regge la cosa del "cane m'ha mangiato i compiti"allora magari mi metto all'opera sul serio.
Ah!
Ieri io e il mio amato Giuseppe (con altre personcine) siamo stati a pranzo con Carlo Lucarelli. Sì, sì, proprio lo scrittore, proprio quello del "Paura, eh?". Lui in persona.
Vedi che c'ho pure le prove:
Poi ho anche le prove di quanto sia bello Giuseppe. E di quanto io mi senta migliore quando sto insieme a lui.
A proposito: scusami per quello che tu sai. M'impegnerò. Sei importante per me e il resto è polvere in confronto a noi. Polvere che spazzo via una volta per tutte, giuro.
Momenti di:
Caffè nero come una notte senza luna,
Cahiers du Cinéma,
Come quando si cambia l'ora,
E quindi niente,
Era una notte insonne,
Fotografie da e di,
La vita mia e sua
domenica 20 febbraio 2011
A riempire una stanza basta una caffettiera sul fuoco. (Erri De Luca)
Momenti di:
Caffè nero come una notte senza luna,
Fotografie da e di,
Mattinate stranamente o scarsamente produttive
martedì 15 febbraio 2011
Conseguentemente..
Momenti di:
Caffè nero come una notte senza luna,
Come quando si cambia l'ora,
Disegnini minchia,
Notti
#1 Di notte le cazzate vengono meglio.
Piove, è notte, ho poca voglia di studiare, ho uno scanner, photoshop, ho l'amore e il colore rosso.
Momenti di:
Amore,
Caffè nero come una notte senza luna,
Disegnini minchia,
Notti
giovedì 10 febbraio 2011
Jancsò, Jancsò...
"Jancsó conquista la notorietà internazionale con quella che viene definita una trilogia e comprende Szegénylegények, 1964, Csillagosok, katonák, 1967, e Csend és kiáltás, 1968. Distribuiti a suo tempo nei cinema d'essai e nelle rassegne dei circoli universitari, oggi è difficilissimo visionarli in quanto non sono disponibili in home-video e vengono trasmessi solo in rarissime occasioni da Raitre nella programmazione notturna."
Bene. Tutto ciò è di buon auspicio.
Bene. Tutto ciò è di buon auspicio.
sabato 29 gennaio 2011
Noi alle 3 di notte beviamo caffè e guardiamo Twin Peaks.
domenica 2 gennaio 2011
La luna si muove stanotte, e per non cadere dondola appesa a un filo.
Momenti di:
Caffè nero come una notte senza luna,
Fotografie da e di,
In Puglia la notte è fonda fonda fonda,
Notti
giovedì 30 dicembre 2010
A me del Natale piacciono solo le luci, le scorpelle e il pandoro.
Passato il Natale e anche se non c'è stato il solito, classico, formale, falso pranzo tra i parenti ho comunque avvertito la terribile, tremenda sensazione che prende chiunque alle quattro del pomeriggio del Venticinque Dicembre. Che è peggio della domenica, peggio delle giornate di primavera in cui al sole fa caldo, all'ombra fa freddo e hai il naso chiuso. Molto peggio. Ma viene una volta l'anno, quindi va bene.
Poi, tutti questi film su questo giorno... Ma quanti cazzo ne fanno? E Fantaghirò? Vogliamo parlarne? Oddio. Non avverto molto la magia del Natale in questi giorni, credo che il motivo sia perché non sono più una bambina e perché non ho sorelle/fratelli più piccoli e perché nessuno della famiglia mi fa trovare i pacchetti sotto l'albero. Fatto sta che anche nel mio paese non mi sembra si senta molto.
Comunque, finito Natale, c'è un altro dilemma: CAPODANNO.
Capodanno andrebbe festeggiato con chi si ama, e chi amo non è fisicamente con me. Mi manca, perché con lui anche stare in una stanza vuota e spoglia diventa divertente quanto un parco giochi. Mi manca perché con lui io avrei voluto fare il primo brindisi del nuovo anno. E invece saremo lontani. E sì che festeggeremmo il Capodanno a Gennaio ma... uffa.
Non voglio rattristarmi, comunque.
E per non rattristarmi non devo nemmeno pensare alla mia massa che fa concorrenza a quella della luna.
Momenti di:
Caffè nero come una notte senza luna,
Fotografie da e di,
In Puglia la notte è fonda fonda fonda
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