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giovedì 15 novembre 2012

Cose che potrebbero succedere nel mondo del lavoro e dell'arte.

Inizierò questo post con una premessa.
Dal 04/06/2012 ad oggi ho inviato in tutto 151 curriculum vitae.
Mi hanno risposto con un "abbiamo letto il suo cv e ci interesserebbe" in 14.
Mi hanno risposto con un "no, grazie, non ci servi, siamo ai ferri corti"in 6.
Tutti gli altri, circa 131, non mi hanno scritto niente, nemmeno una parolaccia, nemmeno una pernacchia.
Tra quei 14, una galleria di Roma, la Hybrida Contemporanea, mi ha dato una quasi buca il giorno del colloquio, perché se n'erano dimenticati. Un'altra finta galleria milanese che "bellissimi i tuoi lavori, li vorrei esporre" nel momento definitivo sono scomparsi. Un'altra galleria torinese non mi avrebbe rimborsato i biglietti del treno e niente, io non sono ricca. Poi tra questi 14 c'è un'Agenzia Immobiliare e un'Agenzia di moda ed entrambi mi volevano fare il colloquio perché ho un "viso interessante" quindi sì, lusingata ma ciao. Alla fine ho potuto collaborare con pochissime persone, 5 in tutto. Nessuno mi ha pagata.
Nessuno mi paga la frustrazione di aspettare mail che puntualmente non arrivano. Nessuno mi paga il tempo che spendo nel cercare annunci e gallerie o musei dove inserirmi. Nessuno mi paga la speranza quando premo invio. Nessuno mi paga la convinzione che non funzionerà nemmeno stavolta quando premo invio. Però continuo imperterrita. Perché io lavorerei in una galleria d'arte o in un museo o in una fondazione o in una casa d'aste o ovunque dove ci siano opere d'arte e mostre, e ci lavorerei pure gratis. Non per sempre, ovvio, ma per un bel po' sì. Se mi dessero 10 euro al giorno potrei essere pure felice.
Ho fatto gratuitamente sempre e solo cose che mi piacevano, che poi mi davano pure qualcosa di bello da inserire nel cv.
Poi succede che sento dire di giovani come me che se non vengono pagati profumatamente, ma vengono pagati un po' meno (perché hanno la fortuna di essere pagati per quello che fanno) non fanno le cose. No, o così o niente. O il gelato al cremino o niente.
Una cosa rispettabile e legittima, eh.
Però se a me una galleria mi chiedesse di fare un lavoro per loro, che mi pagherebbe anche se non quanto io vorrei, io mi ci fionderei. Perché per me è vero quando dico che certe cose bisogna farle anche solo per esperienza, anche solo, purtroppo, per riempire il cv. E poi perché, sì è un lavoro, ma un lavoro che mi piace e che farei volentieri tutti i giorni tutto il giorno e se io non ci rimetto un euro e mi pagano pure sarei proprio fortunata.
Quindi ecco, forse sbaglio io. Forse la Fornero aveva ragione quando ci ha definiti tutti 'na massa di choosy.
Però se uno decide di fare dell'arte il proprio mestiere, essere pagati anche meno di quanto ci si aspetti dovrebbe essere fantastico lo stesso, perché ti stanno dando un compenso monetario per qualcosa che costa sicuramente fatica ma anche tanto piacere e soddisfazione.
Forse sono strana io.

martedì 14 agosto 2012

Noir

Quando non esco guardo programmi noir.
Stasera guarderò un programma noir.

domenica 25 dicembre 2011

Natale Duemilaundici.

Il cazzo di pomeriggio del venticinque dicembre.
Ommiodddio.
E' ancora festa iuppidù, hai fatto il pranzo con i familiari che durante l'anno eviti e coi quali c'hai pensato due volte ad accettarli anche su Facebook; c'hai pensato meno quando hai aggiunto un tizio dal nome illeggibile di uno sperduto paese dell'Iran, i bambini hanno aperto i loro regali e hanno finito di chiedere ai genitori di montare il giocattolo chiesto in dono, e.
E basta, perché sono le diocristo di quattro di pomeriggio di Natale, non c'è nessuno con cui cazzeggiare perché sono tutti felici con le famiglie felici, uscire pare brutto anche perché devi finire il dodicesimo primo e mancano ancora i trenta secondi e trentotto tipi di dolci e se esci sai che dopo due metri avrai la follia omicida verso chi fa gli auguri, anche se non li fanno a te.
Fuori è grigio, sui contrinfissi ci sono le goccioline e sul tavolo c'è la tovaglia rossa coi resti delle mandorle e di quei cazzo di brillantini sbrilluccicosi che ti si appiccicano ovunque e che riuscirai a toglierli tutti per il prossimo Natale solo se sarai fortunato. 
Qualunque cosa viene rovinata dal fatto che son le quattro di pomeriggio di Natale, perfino novecento canali di digitale terrestre trasmettono cose adatte alle quattro di pomeriggio di Natale.
Quindi tu sei là, seduto, a pensare e a non sapere che cazzo fare, a maledire il fatto che sono le quattro di pomeriggio di Natale e desiderare la morte, salvo poi ripensarci perché sei una brutta persona e con ogni probabilità finiresti all'inferno.
E con il culo che hai, l'inferno è un cazzo di posto in cui sono le quattro di pomeriggio di Natale sempre.
Però, nonostante questa acidità di fondo devo essere stata proprio una prava pampina, perché quest'anno ho ricevuto regali stupendissimi.
Ho ricevuto sogni, emozioni, sorrisi e progetti, ovvero una Polaroid e degli acquerelli.





martedì 22 febbraio 2011

Ci vogliono altri biscotti.

Tutto è praticamente iniziato dal fatto che io ho scritto che il problema del latte caldo sono i biscotti. No, perché io ogni giorno mi dico di limitare i dolci e le fritture, e poi puntualmente mangio gli anacardi e i ritter sport. Mi faccio il latte caldo che magari mi stimola sogni di zucchero filato e fiori di ciliegio (sì, ok, sogno alieni che vogliono violentarmi o gente uccisa che mi muore vicino agonizzante, ma se l'inconscio freudiano funziona allora so a chi dare la colpa di tutto questo), ma il latte non può essere bevuto senza biscotti. Allora apro il barattolo, prendo un biscotto, che sia uno Marisa, chiudo il barattolo. E come se nulla fosse, arrivo a prenderne un paio (una parte di me vuole rettificare dicendo che arrivo anche a mangiarne sei, ma io la sto sopprimendo in questo istante). Ogni mattina mi faccio la doccia e quando mi specchio la luce del sole è veramente crudele. Infatti è da un po' che mi faccio la doccia di notte. E' un po' come se fosse Natale, come quando torno in Puglia e c'è il pane che oltre a essere salato è pure buono non si sa bene come, ci sono i Martini con gli amici e stuzzichini ottimi che poi hanno il potere di aprire il mio stomaco in un buco nero pronto a inglobare il primo mammifero (a scelta tra maiale, maiale o maiale) che incautamente mi passa accanto o il primo pasto di carboidrati conditi da simpatici grassi saturi che tanto mi fanno simpatia anche se ho cenato. Roba da massa corporea che farà presto concorrenza a quella della luna, che avrò a breve anche io una soddisfacente orbita entro cui attrarrò patatine, gattini saltellanti e asteroidi. Tra un po' le maree ci saranno per causa mia.
Comunque, dicevo. Tutto è partito da questa cosa di me che mi lamentavo dei biscotti innamorati della mia tazza di latte e che continuavo a divorarli come se fossi una bambina del Burundi.
Poi, per vie traverse, quelle vie che solo dioGoogle conosce, mi arriva un'immagine che riporta a un blog, che riporta a una che, rosa a parte, è tipo me. Solo che io sono quella intelligente che non si applica e lei è quella, forse anche intelligente che studia.
Quindi io ti dico, ciccia: guarda che non sei l'unica eh. Io anche faccio le tue stesse robe e anche meglio. Ok, magari non tutto. Ok, magari a volte nelle mie crostate esplode la marmellata sporcando la pasta frolla bruciacchiata, a volte le mie fotografie sono mosse anche se sono mummificata da ore per fotografare una cazzo di goccia immobile, a volte i miei disegnini me li chiedono per far passare il singhiozzo ai bambini talmente sono spaventosi, a volte sbaglio i congiuntivi e non ho alcun pensiero interessante da esporre.
Ma tu. Ma tu io ti odio. Cioè, insomma, checcazzo.
Una delle mie personalità mi sta dicendo di andare a dormire che è tardi e che c'ho il karma a pezzi ormai, e il ginocchio lo dimostra. Un'altra me mi sta consigliando di andare nel cazzo del paese delle meraviglie fatto di pizze a forma di bianconigli della tipa in questione e dopo averla narcotizzata con le sostanze del brucaliffo ucciderla, dicendo ai suoi 178 fans (CENTOSETTANTOTTO FANS) che ora è in un posto dove non ci sono persone brutte, nere, piccole, pelose, che disegnano donnine grasse e felici, cucinano carbonare, scrivono usando come inchiostro il veleno di un serpente, fotografano le bollicine di Coca Cola. Cari sui 178 fans, sarà decisamente in un posto migliore. E poi, ce n'è ancora un'altra di personalità (sì, ne ho diverse e si intercambiano) che mi dice che tutte queste energie che uso per scrivere post rancorosi, potrei usarli meglio. Tipo impegnando i miei talenti. Che io ce li ho i talenti. IO. Io ce li ho, hai capito?
Ecco.

E comunque, grazie Giuseppe.