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sabato 5 gennaio 2013

Vogue

Il sito di Vogue ha selezionato una mia fotografia per pubblicarla sul sito.
Forse lo dovrei ripetere, perché non ancora ci credo.
E forse non è vero e domani mi sveglio e non c'è più niente.
Però oggi, ora, adesso, posso dire che una mia fotografia è stata pubblicata sul sito di Vogue.

Io lo sapevo che questo sarà un DuemilaCredici.


mercoledì 5 dicembre 2012

sabato 28 luglio 2012


Quando l'ho vista la prima volta me ne sono innamorata. Piccola, bella e bianca (bianca perché in limited edition) in una vetrina online. Poi è diventato il regalo di Natale del mio ragazzo che, poverino, asseconda sempre le mie chiacchiere e i miei desideri che hanno la fotografia come protagonista (grazie soprattutto per la pazienza, amore). L'ho sognata per giorni prima che arrivasse. Giorni, davvero.
Poi un bel giorno era lì. Nella sua scatola Lomography. Era proprio così, era proprio piccola, bella e bianca.
Il primo rullino è stato una Kodak EliteChrome. Ho scattato solo in un formato (con la Diana mini il bello è quello, che ha un formato 24x17 e uno 24x24 e che puoi scegliere quando e quale formato adoperare, anche a rullino iniziato. Se si dovesse inceppare il rullino al cambio formato, basta premere il pulsante di scatto e far avanzare come di consueto) ed è durato tantiiiissimo, considerando anche che ero senza flash (e che è bene non scattare di sera senza flash con la piccola) e che non sempre era con me nelle ore diurne.
E' leggerissima, e davvero minuscola. Poi facilissima da usare: il disegnino di un sole e di una nuvola indica quale apertura del diaframma usare (F/11 sole- F/8 nuvoloso quindi basta che alziate gli occhi al cielo per vedere cosa scegliere). C'è poi da scegliere la velocità dell'otturatore. N o B. N è quella che consiglierei sempre, perché la B (bulb) è indicata per lunghe esposizioni e c'è quindi sempre bisogno di un treppiede per scattare in quella modalità.
Infine, c'è da scegliere la messa a fuoco: 0.6m, 1-2m, 2-4m, 4-infinito m. Di solito vado a puro intuito in base a quanto il soggetto da immortalare mi sembri vicino o distante. Il rischio di scattare ad istinto può essere che non sempre venga messo ben a fuoco, però tra i punti chiavi della filosofia lomo è anche il "non pensare e scatta" quindi la fotografia può essere perfetta anche con i suoi difetti.
Ora è qui, e ogni volta che la vedo sorrido.
Perché rappresenta un Natale speciale, perché è adorabile, perché fa fotografie che fanno un baffo a Photoshop e Instagram.
Perché è qui, ed è bellissima.

mercoledì 25 luglio 2012


Sono in PugliaPugliaPuglia dove la notte è fondafondafonda e se c'è una cosa che mi manca guardare, non è tanto la cupola del Brunelleschi quanto il ripiano della libreria di camera mia. Un ripiano che prima o poi saranno due e poi tre e poi cento, tutti pieni di loro.
Buone vacanze anche a voi, piccole mie.

Strane rimanenze

A me le barbabietole rosse piacciono perché hanno omega3, perché hanno un colore meraviglioso e perché poi nel piatto il loro succo formano mostri (che però secondo me sono mostri buoni)

lunedì 23 luglio 2012

Primo sviluppo della Diana e sono felice.

Oggi sembra un giorno di settembre.
E forse è per questo che oggi è un giorno bellissimo, come quello del mio compleanno.
Ho preso i provini dello sviluppo del rullino della mia piccola e meravigliosa Diana, una macchinina fotografica piccola, bianca, lomografica e plasticosa.
Chi usa solo Instagram non può capire.
Il rullino, che io non ne ho mai messo uno in vita mia, che la mia prima macchina è stata una compatta digitale. Prenderlo, sentirne l'odore, pensare che è emulsione e acidi, che è organico e chimico, gelatina e argento. Inserirlo dentro il corpo della macchina fotografica, girare, chiudere e chiudere anche gli occhi perché da qui in poi tutto deve essere fatto al buio.
L'attesa per andare a ritirare il rullino sviluppato, quel chissà che è dietro ogni click, chissà se viene, chissà se esce, chissà se il cielo sembrerà così azzurro come lo vedono i miei occhi. E intanto scattare. Scattare e aspettare, come un rito, facendo crescere il desiderio di vederle tutte quelle immagini.
Un rito, ecco cos'è la fotografia analogica. Un rito, e io penso che un rito è come una magia. La fotografia è magia.
E sono davvero felice, oggi.



domenica 22 luglio 2012

eppi 100th posts!

© Marisa Lo Zito
© Marisa Lo Zito
© Marisa Lo Zito
© Marisa Lo Zito
© Marisa Lo Zito


100 post oggi.
E li festeggio con la costosa idea delle fotografie qui sopra. Una polaroid non è per sempre, ma per me sì, è eterna.
Sono di poche parole ora, il mac oggi è pigro e io sono di fretta.
Però io torno, io torno sempre nei posti in cui sto bene.

lunedì 30 maggio 2011

venerdì 15 aprile 2011

giovedì 14 aprile 2011

Tesi, pioggia di notte e pan goccioli.


Okay.
So che domani probabilmente prendo il mio bel documento .doc e lo cestino. So che domani mi dirò:"Bella merda!". So che è sempre così. Le cose che uno fa di notte, di giorno cambiano totalmente, spesso in peggio.
Però ecco, fatto sta che ho iniziato a buttare giù qualche riga seria, col pro della notte piovosa e col contro della fame notturna e dei pan goccioli (sì, ho usato il plurale).
Eeeeee gnente, mi sembrava importante scriverlo anche qui che stanotte ho iniziato, a tutti gli effetti, a scrivere la mia tesi.

Spero che questa non sarà la reazione contro di me del mio relatore dinanzi la commissione.



(A quest'ora fanno Beverly Hills 90210 su ItaliaUno. No, così, tanto per dire. No, niente, sono stanca. Sì, va bene, adesso vado.)

lunedì 11 aprile 2011

"Buon pomeriggio, prof. Sono venuta sostanzialmente per lamentarmi."

Ho esordito così al ricevimento col mio relatore. Ci siamo amaramente confidati che la mia tesi è difficile e nessuno c'ha mai scritto molto, quindi la difficoltà di trovare i testi resta. I film invece forse sono già più reperibili. Forse.
"La tua è la ricerca su un lavoro molto interessante su un argomento che nessuno ha mai approfondito molto a causa della sua complessità, il tuo studio è sul cinema d'autore che è affascinante ma molto difficile."
Ecco, così imparo a fare la figa con la maglia nera a collo alto, occhiali e sciarpa rossa morettiana a parlare di Truffaut. 
In un momento ho maledetto quella notte che, vedendo Ghezzi, ho scelto l'argomento di tesi. Era una notte meravigliosa, il film anche. Il modo in cui era girato splendido. Mi sembrava un segno del destino e io sono romantica e ai segni ci credo: vedere per caso un film scelto dal fidato omino che parla fuori tempo la settimana in cui devo andare a proporre la mia tesi al prof.
'affanculo vah. 
Poi però, capita che nel momento successivo, guardo un vecchio film, compilo sul mio quaderno la classica scheda per catalogare la pellicola in visione e poi scrivo "ecco perché ho scelto questo argomento". Il mio cuore cinefilo è rimasto come gli occhi di un bambino che guarda per la prima volta le lucciole in una via di campagna. Ecco cos'è che mi ha colpito di questo genere e cos'è che me l'ha fatto scegliere così a prescindere. Questa sensazione qui. Questa sensazione di benessere e attenzione, questa sensazione di intimità, questo "vedere senza farsi vedere", questa ricchezza mediante immagini che costruiscono una schema estetico-narrativo studiato nei dettagli, dalla fotografia alle voci. Questi film datati, pieni di visrtuosismi spesso fini a se stessi, in cui ci sono le parole degli attori e non c'è musica se non nei titoli di coda, 'ché effettivamente alcuni film sono come le nostre vite e nelle nostre vite non ci sono i Carmina Burana quando sta per succedere qualcosa di orrendo.
Comunque, siccome non regge la cosa del "cane m'ha mangiato i compiti"allora magari mi metto all'opera sul serio.
Ah!
Ieri io e il mio amato Giuseppe (con altre personcine) siamo stati a pranzo con Carlo Lucarelli. Sì, sì, proprio lo scrittore, proprio quello del "Paura, eh?". Lui in persona.
Vedi che c'ho pure le prove:

Poi ho anche le prove di quanto sia bello Giuseppe. E di quanto io mi senta migliore quando sto insieme a lui.
A proposito: scusami per quello che tu sai. M'impegnerò. Sei importante per me e il resto è polvere in confronto a noi. Polvere che spazzo via una volta per tutte, giuro.

Ultima cosa importante che capirà solo chi sa.
Non sono nè lei, nè lei (clicca sulle parole rosse, vedi che se ci passi sopra il mouse appare magicamente una manina?) anche se nell'ultima immagine effettivamente potremmo sembrare io e il mio splendido. Ciao.


domenica 3 aprile 2011

Ho una piantina acquatica e respira anche sott'acqua perché fa le bollicine e si vende all'Ikea e ha un nome impronunciabile e il mio Giuseppe l'ha chiamata Atlantide e ora si chiama così. ♥

Allora, ho scoperto oggi che per alcuni stare sott'acqua significa affogare, per altri significa vivere. L'ho scoperto all'Ikea, oggi. Piantine acquatiche. Questa qui mi sa che si chiama Lysmachia nummularia, un nome che ho ovviamente copiato e incollato da Google che io mica lo so come minchia si pronuncia o si scrive. Fatto sta che con un vaso preso apposta per lei e dei sassolini presi apposta per lei, è bellissima.
Il mio fidanzato bellissimo e dolcissimo e sceneggiatorissimo dice di non parlarci troppo, 'ché voi forse non lo sapete, ma è statisticamente provato che quando parlo con le piante queste tendono al suicidio più estremo: la pianta di gerbere rigogliose si è buttata in circostanze misteriose dalla finestra, uguale destino per il basilico il quale ha deciso di non nutrirsi per porre fine alla sua sfortunata esistenza. Uno sciopero della fame come Pannella, ma almeno lui brioche e cappuccino li prendeva al bar!
Spero che questa quindi non sia una piantina kamikaze. Perlomeno l'acqua magari attutisce i suoni e le mie parole, quindi il rischio si dimezza.
La magggica piantina costa due euri e ventinove e io credo che sia un acquisto che dobbiate fare, perché è primavera, perché sembra di plastica ma non lo è, perché vive e respira e non so bene come ma può anche crescere e poi, tra una bollicina e l'altra, potreste anche spendere due euri e settanta per comprare questo perché sembra un film cartaceo e perché ho visto con i miei occhi che c'è tanto, tanto lavoro fatto con i controcazzi dietro. Lavoro ben fatto, ovviamente!
Ora, vorrei trovare un bel finale d'effetto. Ma tra una grattata di testa e un "Oddio, è tardi domani devo svegliarmi presto" non mi viene nulla di interessante in mente. Quindi concludo con una semplice e banale buonanotte.

domenica 27 marzo 2011

E che si dormiva un'ora in meno l'avevo notato

L'ora legale, le cinque del pomeriggio, la pioggia stanca, l'Esselunga aperta l'ultima domenica del mese, mini cactus e Van Gogh, sapori pugliesi, pentole e coltelli, bicchieri che calici sarebbe meglio, il senso della vita, non andare via uffa mercoledì è lontano, le due di notte, commenti, piccoli e grandi successi, telefilm con attori che erano bambini e che non hanno imparato a recitare nemmeno ora che hanno trent'anni, biscotti al cocco, sonno, luci da albero di Natale che vorrei tutta la parete così ché a me le magie piacciono.

E le cipolle, quella che ho fotografato e che ho tagliato per il soffritto, che non solo quelle fanno piangere, che Gibran lo diceva che deve esserci qualcosa di sacro nel sale se si trova nel mare e nelle lacrime e ci credo, che a volte le lacrime lavano, che a volte servono, che a volte sono calde e fanno male, ma che altre volte sono belle. Sono di gioia.

lunedì 3 gennaio 2011

"Io e te siamo quei venti che cambiano i deserti."

Io e te non siamo immobili.
Io e te siamo quei venti che cambiano i deserti.
Senza più paura di rimanere spogli sotto abat-jour, dentro un fiore rosso
Il tuo fiore rosso sotto abat-jour.
E poi se ci sei, se ti alzi e poi, ti togli il peso dei tuoi giorni stanchi.
E poi tutto sarà qualcosa che scontornerà i tuoi limiti.
Io e te siamo quei venti che cambiano i deserti.
P. Benvegnù- Io e te