sabato 16 aprile 2011
Le definitive prime nove pagine di tesi!
Momenti di:
Cahiers du Cinéma,
Giorni di Sole dentro,
niles sexy dance,
Vulvate
venerdì 15 aprile 2011
Certi cibi dovrebbero essere patrimonio Unesco.
giovedì 14 aprile 2011
Tesi, pioggia di notte e pan goccioli.
Okay.
So che domani probabilmente prendo il mio bel documento .doc e lo cestino. So che domani mi dirò:"Bella merda!". So che è sempre così. Le cose che uno fa di notte, di giorno cambiano totalmente, spesso in peggio.
Però ecco, fatto sta che ho iniziato a buttare giù qualche riga seria, col pro della notte piovosa e col contro della fame notturna e dei pan goccioli (sì, ho usato il plurale).
Eeeeee gnente, mi sembrava importante scriverlo anche qui che stanotte ho iniziato, a tutti gli effetti, a scrivere la mia tesi.
Spero che questa non sarà la reazione contro di me del mio relatore dinanzi la commissione.
(A quest'ora fanno Beverly Hills 90210 su ItaliaUno. No, così, tanto per dire. No, niente, sono stanca. Sì, va bene, adesso vado.)
Momenti di:
Caffè nero come una notte senza luna,
Cahiers du Cinéma,
E quindi niente,
Era una notte insonne,
Fotografie da e di,
Trallalalallà
lunedì 11 aprile 2011
"Buon pomeriggio, prof. Sono venuta sostanzialmente per lamentarmi."
Ho esordito così al ricevimento col mio relatore. Ci siamo amaramente confidati che la mia tesi è difficile e nessuno c'ha mai scritto molto, quindi la difficoltà di trovare i testi resta. I film invece forse sono già più reperibili. Forse.
"La tua è la ricerca su un lavoro molto interessante su un argomento che nessuno ha mai approfondito molto a causa della sua complessità, il tuo studio è sul cinema d'autore che è affascinante ma molto difficile."
Ecco, così imparo a fare la figa con la maglia nera a collo alto, occhiali e sciarpa rossa morettiana a parlare di Truffaut.
In un momento ho maledetto quella notte che, vedendo Ghezzi, ho scelto l'argomento di tesi. Era una notte meravigliosa, il film anche. Il modo in cui era girato splendido. Mi sembrava un segno del destino e io sono romantica e ai segni ci credo: vedere per caso un film scelto dal fidato omino che parla fuori tempo la settimana in cui devo andare a proporre la mia tesi al prof.
'affanculo vah.
'affanculo vah.
Poi però, capita che nel momento successivo, guardo un vecchio film, compilo sul mio quaderno la classica scheda per catalogare la pellicola in visione e poi scrivo "ecco perché ho scelto questo argomento". Il mio cuore cinefilo è rimasto come gli occhi di un bambino che guarda per la prima volta le lucciole in una via di campagna. Ecco cos'è che mi ha colpito di questo genere e cos'è che me l'ha fatto scegliere così a prescindere. Questa sensazione qui. Questa sensazione di benessere e attenzione, questa sensazione di intimità, questo "vedere senza farsi vedere", questa ricchezza mediante immagini che costruiscono una schema estetico-narrativo studiato nei dettagli, dalla fotografia alle voci. Questi film datati, pieni di visrtuosismi spesso fini a se stessi, in cui ci sono le parole degli attori e non c'è musica se non nei titoli di coda, 'ché effettivamente alcuni film sono come le nostre vite e nelle nostre vite non ci sono i Carmina Burana quando sta per succedere qualcosa di orrendo.
Comunque, siccome non regge la cosa del "cane m'ha mangiato i compiti"allora magari mi metto all'opera sul serio.
Ah!
Ieri io e il mio amato Giuseppe (con altre personcine) siamo stati a pranzo con Carlo Lucarelli. Sì, sì, proprio lo scrittore, proprio quello del "Paura, eh?". Lui in persona.
Vedi che c'ho pure le prove:
Poi ho anche le prove di quanto sia bello Giuseppe. E di quanto io mi senta migliore quando sto insieme a lui.
A proposito: scusami per quello che tu sai. M'impegnerò. Sei importante per me e il resto è polvere in confronto a noi. Polvere che spazzo via una volta per tutte, giuro.
Momenti di:
Caffè nero come una notte senza luna,
Cahiers du Cinéma,
Come quando si cambia l'ora,
E quindi niente,
Era una notte insonne,
Fotografie da e di,
La vita mia e sua
martedì 5 aprile 2011
Il prete, prima di benedire casa mia, ha fatto la cacca (quella che puzza) nel mio bagno.
Per questa immagine dovete ringraziare Giuseppe :D
*Driiin*
"Chi è?" dico rispondendo al citofono mangiando una fragola.
"Il prete per benedire la casa!"
"... Ah."
Apro. Dimentico di dire a che piano abito, ma tanto chiunque vuole farsi benedire la casa, no? Anche i filippini che vivono nel condominio, no?
Aspetto il prete sulla porta, pentendomi già un po' di aver aperto. Vedo troppi film e troppe puntate che trattano di cronaca nera. "E se fosse un assassino? Un maniaco? Un ladro?" penso. "Per fortuna che ho i capelli sporchi e sono vestita alla membro di segugio, vah." continuo a pensare demolendo la mia autostima. "Devo tenere in tasca un coltello, qualcosa, qualunque cosa." medito mentre vedo che il prete fa un sacco di casino con l'ascensore.
Piccola parentesi: il condominio in cui vivo, è caratterizzato (oltre al vecchiume e ai vicini filippini) da scale e da soffitti bassissimi, roba che uno alto 185cm deve prendere per forza l'ascensore. Se poi ha anche una circonferenza tipo quella di Peter Griffin, probabilmente rimane anche incastrato. Io sono al secondo piano.
Dunque, io mentre mi pentivo lentamente di aver aperto, vedo che lui entra rumorosamente nell'ascensore, scende al primo piano, suona i campanelli, poi riprende l'ascensore e va direttamente al terzo piano. Sì, dovevo capire dal fatto che aveva saltato il mio piano che dovevo chiudere la porta, ma invece no. Continuo ad aspettare.
A un certo punto, continua a suonare campanelli e nessuno apre (vedi, vedi quanti indizi, e io che continuo a esser sul varco, che guardo a fare Csi se poi non imparo niente dagli indizi!). A un certo punto scende a piedi. E la scena è tra le più inquietanti, perché vedo una cosa enorme, una tunica svolazzante bianca e nera ed era enorme e non si vedeva il volto e se avesse avuto, chessò, un passamontagna o un cappuccio alla Ku Klux Klan giuro che avrei chiuso la porta e ommiddio se mi beve il sangue e ommiddio sono già bianchiccia di mio e ommiddio perchè ho aperto!
Beh, arriva, mi trova, non ha il volto coperto e anzi, è anche rassicurante. "Sono i peggiori quelli che sembrano brave persone, sono i peggiori, uccidilo, uccidilo prima che lo faccia lui!" dice una delle mie personalità, quella un po' più tarantiniana. La zittisco presto e munendomi di sorriso dico:"Benvenuto!"
Entra nel mio piccolo appartamento, si presenta, Don Antonio, mi presento io, Marisa.
"Sa di un profumo maschile e probabilmente dozzinale, che prete è? Uccidilo! Uccidilo!" dice sempre una parte piccola, nera e munita di kalashnikov della mia personalità.
Il prete, Don Antonio, si avvicina e un po' imbarazzato mi dice:"Posso chiederti un favore? Posso andare un attimo in bagno? Per favore!" Il sorriso, che più che sorriso era solo denti, scema un po' e gli indico il wc.
"Armati, armati! Lui va in bagno perché sotto la sua veste ha una bomba! Anche se è biondo, può essere tranquillamente un kamikaze, noi non abbiamo pregiudizi d'altronde!" mi spiega la solita vocina crudele.
Nel frattempo, mando un sms al mio fidanzato dicendogli che c'è un prete nel mio bagno. Mi chiama, mi rassicura dicendomi che in fondo non devo temere perché sono grandicella e femmina, non sono mica un bambino! Mentre lui mi dice che gli avrei fatto uno squillo quando Padre Ralph se ne sarebbe andato, io resto sola con il prete che trascorreva un tempo infinito nel mio cesso. Io infatti ho tempo di: controllare i bollettini di pagamenti fatti per l'Accademia, annaffiare i minicactus, aprire la finestra, chiuderla, sedermi sul letto, mangiare un'altra fragola, leggere il contratto dell'Eni, inventare un modo per fermare i danni delle centrali nucleari in Giappone e andarci direttamente e ritornarci, in Giappone. E LUI ERA ANCORA IN BAGNO.
Sento che apre la finestra. "Merda" penso (non a caso) "cattivo segno."
Sento l'acqua "Dimmi che il prete non si sta lavando dove io mi faccio il bidet!"
Esce, leggermente provato ma felice. Appagato, direi. Come se avesse avuto una visione celestiale e diciamocelo, io di Vergine c'ho soltanto il segno zodiacale.
Mi fa:"Grazie, scusami, stavo ESPLODENDO, non ce la facevo più, grazie!" Usa esattamente il termine ESPLODENDO. NEL MIO BAGNO.
"Adesso, procediamo con la benedizione." Procediamo? Iniziamo, semmai!
"Preghiamo insieme." Ok, ora sono io a stare nella merda, in tutto e per tutto. Il cane mi ha mangiato i compiti, ieri ho avuto la febbre non ho potuto studiare.
"Padre nostro, che sei nei cieli..." Non la recitavo da così tanto tempo che il mio Padre Nostro è stato all'incirca cercare di trovare le rime giuste. Quindi ne è uscito qualcosa come :
"Padre Nostro, che sei nei Cieli, sia santificato il tuo Nome. PREGA il tuo Regno, sia fatta la tua VOLUTTA', come in Cielo così in Terra dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti così come noi li rimettiamo ai nostri GENITORI, non ci indurre in INDUZIONE, ma liberaci dal MARE, Amen." La recitavo sottovoce ma di qualche errorino mi sa che se ne è accorto, perché era evidente che puntava il coso che conteneva l'acqua benedetta verso di me.
Ah, c'è da dire che poco prima che ESPLODESSE, aveva pure avuto il tempo di chiedermi di dove fossi. Meridionale pure lui, tra l'altro. E orgoglioso, tant'è che quando ha finito la preghiera e il rito della benedizione ha detto:"Eh... Evviva le nostre terre!" il che ha un po' sollevato la situazione nel quale Don Antonio era sprofondato. Poi, qualche chiacchiera, qualche "Mi dovrei laureare a Luglio, speriamo bene!" mentre pensavo che magari dirlo a lui portava bene (e speriamo non porti merda, in senso lato stavolta).
Felice e sollevato, mi dice dove e quando trovarlo a Messa e se ne va, attraversando il corridoio probabilmente con qualche kg in meno.
Forse, se fosse stato un ladro, un maniaco, un assassino sarebbe stato meglio.
domenica 3 aprile 2011
Ho una piantina acquatica e respira anche sott'acqua perché fa le bollicine e si vende all'Ikea e ha un nome impronunciabile e il mio Giuseppe l'ha chiamata Atlantide e ora si chiama così. ♥
Allora, ho scoperto oggi che per alcuni stare sott'acqua significa affogare, per altri significa vivere. L'ho scoperto all'Ikea, oggi. Piantine acquatiche. Questa qui mi sa che si chiama Lysmachia nummularia, un nome che ho ovviamente copiato e incollato da Google che io mica lo so come minchia si pronuncia o si scrive. Fatto sta che con un vaso preso apposta per lei e dei sassolini presi apposta per lei, è bellissima.
Il mio fidanzato bellissimo e dolcissimo e sceneggiatorissimo dice di non parlarci troppo, 'ché voi forse non lo sapete, ma è statisticamente provato che quando parlo con le piante queste tendono al suicidio più estremo: la pianta di gerbere rigogliose si è buttata in circostanze misteriose dalla finestra, uguale destino per il basilico il quale ha deciso di non nutrirsi per porre fine alla sua sfortunata esistenza. Uno sciopero della fame come Pannella, ma almeno lui brioche e cappuccino li prendeva al bar!
Spero che questa quindi non sia una piantina kamikaze. Perlomeno l'acqua magari attutisce i suoni e le mie parole, quindi il rischio si dimezza.
La magggica piantina costa due euri e ventinove e io credo che sia un acquisto che dobbiate fare, perché è primavera, perché sembra di plastica ma non lo è, perché vive e respira e non so bene come ma può anche crescere e poi, tra una bollicina e l'altra, potreste anche spendere due euri e settanta per comprare questo perché sembra un film cartaceo e perché ho visto con i miei occhi che c'è tanto, tanto lavoro fatto con i controcazzi dietro. Lavoro ben fatto, ovviamente!
Ora, vorrei trovare un bel finale d'effetto. Ma tra una grattata di testa e un "Oddio, è tardi domani devo svegliarmi presto" non mi viene nulla di interessante in mente. Quindi concludo con una semplice e banale buonanotte.
Il mio fidanzato bellissimo e dolcissimo e sceneggiatorissimo dice di non parlarci troppo, 'ché voi forse non lo sapete, ma è statisticamente provato che quando parlo con le piante queste tendono al suicidio più estremo: la pianta di gerbere rigogliose si è buttata in circostanze misteriose dalla finestra, uguale destino per il basilico il quale ha deciso di non nutrirsi per porre fine alla sua sfortunata esistenza. Uno sciopero della fame come Pannella, ma almeno lui brioche e cappuccino li prendeva al bar!
Spero che questa quindi non sia una piantina kamikaze. Perlomeno l'acqua magari attutisce i suoni e le mie parole, quindi il rischio si dimezza.
La magggica piantina costa due euri e ventinove e io credo che sia un acquisto che dobbiate fare, perché è primavera, perché sembra di plastica ma non lo è, perché vive e respira e non so bene come ma può anche crescere e poi, tra una bollicina e l'altra, potreste anche spendere due euri e settanta per comprare questo perché sembra un film cartaceo e perché ho visto con i miei occhi che c'è tanto, tanto lavoro fatto con i controcazzi dietro. Lavoro ben fatto, ovviamente!
Ora, vorrei trovare un bel finale d'effetto. Ma tra una grattata di testa e un "Oddio, è tardi domani devo svegliarmi presto" non mi viene nulla di interessante in mente. Quindi concludo con una semplice e banale buonanotte.
Momenti di:
Amore,
E quindi niente,
Fotografie da e di,
Giorni di Sole dentro,
La vita mia e sua,
niles sexy dance,
Notti,
Trallalalallà
venerdì 1 aprile 2011
"Ma io sono pronto, sono quasi pronto. Non sono proprio prontissimo, ma ecco se voi mi date un mese e mezzo, sei-sette settimane, a fine aprile io sono pronto." (Nanni Moretti-Aprile)
Preparare la cena e alle 20 c'è ancora la luce.
Il mandorlo in fiore, e i ciliegi.
Gli starnuti delle persone e i raffreddori nelle aule d'università.
Maniche corte e sciarpe a fiori o a pois.
Vetrine piene di shorts e maglie a righe orizzontali blu e bianche che nemmeno Kate Moss.
Fragole.
Gelato che prende il posto della cioccolata calda.
Le pubblicità della Somatoline e "vorresti anche tu addominali scolpiti da esibire in spiaggia? Usa il nostro nuovo attrezzo-usa il nostro nuovo bruciacarboidrati-usa il nostro nuovo gel!"
Il mare.
Il sonno.
La tesi.
Le scarpe di tela colorate.
E' Aprile, è primavera. E la primavera non la vedo propriamente come una rinascita, ma come una specie di malinconia. Come un torpore, come quello di quando suona la sveglia e guardi che ora è e ti dici che maimaimai più farai così tardi la notte prima.
E io non so descriverla bene, adesso, a parole. Ma con un pianoforte, qualcuno ci è riuscito benissimo.
Il mandorlo in fiore, e i ciliegi.
Gli starnuti delle persone e i raffreddori nelle aule d'università.
Maniche corte e sciarpe a fiori o a pois.
Vetrine piene di shorts e maglie a righe orizzontali blu e bianche che nemmeno Kate Moss.
Fragole.
Gelato che prende il posto della cioccolata calda.
Le pubblicità della Somatoline e "vorresti anche tu addominali scolpiti da esibire in spiaggia? Usa il nostro nuovo attrezzo-usa il nostro nuovo bruciacarboidrati-usa il nostro nuovo gel!"
Il mare.
Il sonno.
La tesi.
Le scarpe di tela colorate.
E' Aprile, è primavera. E la primavera non la vedo propriamente come una rinascita, ma come una specie di malinconia. Come un torpore, come quello di quando suona la sveglia e guardi che ora è e ti dici che maimaimai più farai così tardi la notte prima.
E io non so descriverla bene, adesso, a parole. Ma con un pianoforte, qualcuno ci è riuscito benissimo.
martedì 29 marzo 2011
E si potevano mangiare anche le fragoleeeh.
Momenti di:
E quindi niente,
Fotografie da e di,
Giorni di Sole dentro,
Io mangio carboidrati anche di sera,
Trallalalallà
lunedì 28 marzo 2011
In più, mangio anche io troppo cioccolato.
A volte certe parole sono come la vernice pollockiana che sporca un muro fatto di silenzio.
Vernice rossa.
Rosso, rosso come le tegole di certe case. Rosso come le cassette delle poste, come il tappo della Coca Cola. Rosso come certe spezie. Rosso come gli autobus londinesi. Rosso come le maglie di Che Guevara. Rosso come il sipario di un teatro. Rosso come le foglie d'acero. Rosso come le copertine di certi libri.
A proposito di libri ne sto leggendo almeno tre tutti insieme (beh, escludendo il favoloso fumetto del mio splendido fidanzato). C'è quello che leggo con attenzione, per avere un humus florido per coltivare poi quell'albero che spero frutti una buona tesi. C'è quello che leggo con quella sensazione di struggimento sottile e continuo, prima di addormentarmi. E poi c'è quello che leggo lentamente, perché è il libro che ho tra le mani mentre aspetto che mi si cuoce la cena, anche perché ho ampiamente appurato che guardando continuamente la pentola piena d'acqua questa non bolle prima, quindi tanto vale. Le pagine sembrano tutte uguali, l'odore è sempre lo stesso e poi, basta girare che cambi vita, che cambi scenario, che la montagna si scioglie e diventa oceano e il tuo personaggio cresce e poi lo immagini ingenuo come un bambino, che è freddo ma è estate e non c'è il sole ma poi spunta e hai già l'ombrello. C'è che non ti aspetti mai cosa trovare alla pagina successiva, come nella vita. In fondo non sono due mondi così diversi quelli della letteratura e quella che viviamo giorno dopo giorno.
Comunque, tutte queste chiacchiere, solo perché volevo lamentarmi un po', lamentarmi di questa giornata di pioggia, lamentarmi di aver mangiato troppo pane e formaggio a merenda e di questa tesi che proprio non riesco a scriverla.
Un giorno saprò bene cosa scrivere anche su questo mio blog (e stasera ho messo mano anche alle robe HTML. No, dico, IO che pure per montare una scatola di cartone Ikea ho bisogno delle istruzioni), forse basterà non scrivere mentre sono assonnata o quando sono in piena fase digestiva.
Un giorno "tenterò di spiegarmi e ne verrà fuori un romanzo".
Momenti di:
E quindi niente,
Era una notte insonne,
Parole parole soltanto parole,
Sindrome pre-mestruale
domenica 27 marzo 2011
E che si dormiva un'ora in meno l'avevo notato
L'ora legale, le cinque del pomeriggio, la pioggia stanca, l'Esselunga aperta l'ultima domenica del mese, mini cactus e Van Gogh, sapori pugliesi, pentole e coltelli, bicchieri che calici sarebbe meglio, il senso della vita, non andare via uffa mercoledì è lontano, le due di notte, commenti, piccoli e grandi successi, telefilm con attori che erano bambini e che non hanno imparato a recitare nemmeno ora che hanno trent'anni, biscotti al cocco, sonno, luci da albero di Natale che vorrei tutta la parete così ché a me le magie piacciono.
E le cipolle, quella che ho fotografato e che ho tagliato per il soffritto, che non solo quelle fanno piangere, che Gibran lo diceva che deve esserci qualcosa di sacro nel sale se si trova nel mare e nelle lacrime e ci credo, che a volte le lacrime lavano, che a volte servono, che a volte sono calde e fanno male, ma che altre volte sono belle. Sono di gioia.
E le cipolle, quella che ho fotografato e che ho tagliato per il soffritto, che non solo quelle fanno piangere, che Gibran lo diceva che deve esserci qualcosa di sacro nel sale se si trova nel mare e nelle lacrime e ci credo, che a volte le lacrime lavano, che a volte servono, che a volte sono calde e fanno male, ma che altre volte sono belle. Sono di gioia.
Momenti di:
Come quando si cambia l'ora,
Era una notte insonne,
Fotografie da e di,
La vita mia e sua,
Notti,
Parole parole soltanto parole
Grazie Sette Per Uno!
Ultima domenica del mese.
E' primavera, le giornate sono ufficialmente più lunghe, il sole è caldo e il vento fa danzare le sciarpe leggere sui nostri giubbotti di jeans.
Oggi la mia avventura su Sette Per Uno è finita. Sono contenta di aver ricevuto commenti positivi, di aver emozionato, sono felice che alcuni aspettassero la fine del racconto e mi hanno letto ogni domenica o quasi. Sono felice di esser apparsa su questo sito che seguo da 'na vita, che è l'ennesima dimostrazione che la Legge dell'Attrazione funziona (anche perché se uno poi si fa delle gran seghe mentali, datemi retta, prima o poi si avverano sempre.)
Comunque, eccola la quarta parte della mia storiella.
Poi, siccome si presuppone che uno ha di meglio da fare piuttosto che seguire ogni domenica la pubblicazione sul sito del mio racconto, anche se si presuppone che abbiate di meglio da fare anche adesso, segnalo comunque la mia pagina su SettePerUno, dove potrete trovare tutte e quattro le parti della storia.
E' primavera, le giornate sono ufficialmente più lunghe, il sole è caldo e il vento fa danzare le sciarpe leggere sui nostri giubbotti di jeans.
Oggi la mia avventura su Sette Per Uno è finita. Sono contenta di aver ricevuto commenti positivi, di aver emozionato, sono felice che alcuni aspettassero la fine del racconto e mi hanno letto ogni domenica o quasi. Sono felice di esser apparsa su questo sito che seguo da 'na vita, che è l'ennesima dimostrazione che la Legge dell'Attrazione funziona (anche perché se uno poi si fa delle gran seghe mentali, datemi retta, prima o poi si avverano sempre.)
Comunque, eccola la quarta parte della mia storiella.
Poi, siccome si presuppone che uno ha di meglio da fare piuttosto che seguire ogni domenica la pubblicazione sul sito del mio racconto, anche se si presuppone che abbiate di meglio da fare anche adesso, segnalo comunque la mia pagina su SettePerUno, dove potrete trovare tutte e quattro le parti della storia.
Momenti di:
SettePerUno,
Trallalalallà
lunedì 21 marzo 2011
ché la Coca Cola nella bottiglia di vetro bevuta con una cannuccia rossa è più Coca Cola.
Ho passato la notte fiorentina tricolore dei 150 anni di un'Italia "unita", un fine settimana di tango e cibo, la Luna in perigeo, la devastazione dello tsunami giapponese, l'inizio della guerra che non ci riguarda (forse) ma sempre guerra è. Ma oggi è ufficialmente primavera. La primavera che cade di lunedì è un buon segno, io il lunedì inizio sempre tutto quello che devo iniziare, ché io non capivo quando imparavo a memoria la canzone di Happy days (alle elementari le maestre insegnano cose strane ai bambini) che faceva "Sunday monday happy days" etc., e non capivo proprio come gli inglesi partono dalla domenica a cantare o contare o cosare in generale.
Comunque, sto divagando come spesso succede. In fin dei conti, volevo solo segnalare il penultimo appuntamento col mio raccontino su quel sito fantastico che è SettePerUno.
Ora ho la cena sul fuoco, nel frattempo mangio il pane (pane, maledetto pane), ho il libro di Foer sul tavolo e ho disegnato queste due donnacce mentre facevo quel rumore fastidioso di quando si beve con la cannuccia ed è finito quello che stai bevendo, quel rumore che generalmente precede alla masticazione della cannuccia stessa.
Ora è pronto e alzo il volume dei Amor Fou.
Momenti di:
Disegnini minchia,
Io mangio carboidrati anche di sera,
Parole parole soltanto parole,
SettePerUno
domenica 13 marzo 2011
Seconda parte del racconto su Setteperuno.it
Cosa succede la seconda domenica di Marzo?
No, la Coop è aperta l'ultima domenica del mese... Sì, c'è la partita di rugby ma mica c'è solo la seconda domenica del mese...
Ok, suggerisco io. La domenica, ogni domenica di Marzo, una parte del mio racconto viene pubblicato su SettePerUno. Questa è la seconda parte.
Qui invece c'è la prima parte del mio raccontino dal titolo: Sul sedile accanto al mio.
Quindi ecco, come dicono i gggiovani, stay tuned!
giovedì 10 marzo 2011
Sì, è un post mieloso e diabetico.
A me col mio ragazzo piace contare i "cioè" che dice Max Pezzali quando parla.
A me piace il mio ragazzo, che se sto male mi porta i viveri ma poi non s'avvicina "che sai, non te lo vorrei dire, ma sei INFETTA!" e beve la Coca Cola seduto lontano e se dice qualcosa che non va io gli porgo il mio fazzoletto usato.
A me del mio ragazzo non piace tanto che ingurgita cose senza vedere la data di scadenza, però mi sa che ha uno stomaco d'acciaio, migliore di quello che avevo per proteggermi dal "cibo" che ci passavano in convento il primo anno d'università.
A me del mio ragazzo piace che disegna e che scrive (e fa bene entrambe le cose).
A me col mio ragazzo piace anche stare il martedì a vedere Mistero, ma il film di Tarantino che lo segue no, quello proprio no.
A me piace il mio ragazzo anche se lui ascolta robe come il Club dei Dogs o roba simile e vede film tipo Star Wars o roba simile.
A me piace quando il mio ragazzo mi sorride e mi guarda in quel modo che è solo suo.
Mi piace quando fa il caffè ma lascia inspiegabilmente dentro la moka quello del giorno precedente.
A me piace che è distratto e che non si ricorda che gli schiaffetti che sta dando, sono proprio sul mio ginocchio infortunato.
A me piace fotografarlo, perché io fotografo solo cose belle e infatti io lo fotograferei sempre, anche quando dorme. Mi piace guardarlo mentre sogna e se la gente dice che non c'è nulla di più bello dell'alba, è perché non hanno mai visto lui.
A me piace quando mi chiama, perché mi piace il fatto che voglia dirmi delle cose, qualunque esse siano.
Mi piace che quando sono triste o incazzata o malaticcia, lui mi appiccica addosso una strana felicità e allegria. Mi piace che quando faccio le mie cose io le dedico a lui, quando vado alla Coop o quando disegno. Mi piace che lui un po' di parte lo è, ma non troppo. Mi piace che a volte grazie a lui io mi sento una persona migliore. Mi piace quando mi prende in giro per i miei strambi gruppi musicali che tanto mi piacciono.
Del mio ragazzo a me piace tutto, anche se mette l'olio vicino gli amari e l'aceto e il sale da tutt'altra parte. Perché io lo amo, esattamente per com'è. Per i suoi aspetti buffi e per quelli affascinanti. Per il suo aspetto e per quello che ha dentro, un universo meraviglioso e pieno di stelle brillanti. Lo amo in ogni instante, qualunque momento. E io non mi vedo con nessun'altro, se non con lui.
Perché la cosa di Platone, ampiamente spiegato anche in uno sketch Tre Uomini e una gamba per intenderci, quella delle due metà della stessa anima, sarà una roba talmente vecchia che non la scrivono più nemmeno sui bigliettini dei Baci Perugina, sarà una roba anche inventata, ma beh, io da quando ho incontrato il mio ragazzo ci credo fermamente.
Siamo la metà della stessa anima. Metà dello stesso frutto. Lui è il cielo e io la stella.
A me piace il mio ragazzo, che se sto male mi porta i viveri ma poi non s'avvicina "che sai, non te lo vorrei dire, ma sei INFETTA!" e beve la Coca Cola seduto lontano e se dice qualcosa che non va io gli porgo il mio fazzoletto usato.
A me del mio ragazzo non piace tanto che ingurgita cose senza vedere la data di scadenza, però mi sa che ha uno stomaco d'acciaio, migliore di quello che avevo per proteggermi dal "cibo" che ci passavano in convento il primo anno d'università.
A me del mio ragazzo piace che disegna e che scrive (e fa bene entrambe le cose).
A me col mio ragazzo piace anche stare il martedì a vedere Mistero, ma il film di Tarantino che lo segue no, quello proprio no.
A me piace il mio ragazzo anche se lui ascolta robe come il Club dei Dogs o roba simile e vede film tipo Star Wars o roba simile.
A me piace quando il mio ragazzo mi sorride e mi guarda in quel modo che è solo suo.
Mi piace quando fa il caffè ma lascia inspiegabilmente dentro la moka quello del giorno precedente.
A me piace che è distratto e che non si ricorda che gli schiaffetti che sta dando, sono proprio sul mio ginocchio infortunato.
A me piace fotografarlo, perché io fotografo solo cose belle e infatti io lo fotograferei sempre, anche quando dorme. Mi piace guardarlo mentre sogna e se la gente dice che non c'è nulla di più bello dell'alba, è perché non hanno mai visto lui.
A me piace quando mi chiama, perché mi piace il fatto che voglia dirmi delle cose, qualunque esse siano.
Mi piace che quando sono triste o incazzata o malaticcia, lui mi appiccica addosso una strana felicità e allegria. Mi piace che quando faccio le mie cose io le dedico a lui, quando vado alla Coop o quando disegno. Mi piace che lui un po' di parte lo è, ma non troppo. Mi piace che a volte grazie a lui io mi sento una persona migliore. Mi piace quando mi prende in giro per i miei strambi gruppi musicali che tanto mi piacciono.
Del mio ragazzo a me piace tutto, anche se mette l'olio vicino gli amari e l'aceto e il sale da tutt'altra parte. Perché io lo amo, esattamente per com'è. Per i suoi aspetti buffi e per quelli affascinanti. Per il suo aspetto e per quello che ha dentro, un universo meraviglioso e pieno di stelle brillanti. Lo amo in ogni instante, qualunque momento. E io non mi vedo con nessun'altro, se non con lui.
Perché la cosa di Platone, ampiamente spiegato anche in uno sketch Tre Uomini e una gamba per intenderci, quella delle due metà della stessa anima, sarà una roba talmente vecchia che non la scrivono più nemmeno sui bigliettini dei Baci Perugina, sarà una roba anche inventata, ma beh, io da quando ho incontrato il mio ragazzo ci credo fermamente.
Siamo la metà della stessa anima. Metà dello stesso frutto. Lui è il cielo e io la stella.
Per ricordarti ancora una volta di quanto importante sei per me,
per ripeterti quanto ti amo
affinchè non passi giorno senza avertelo detto.
E te l'ho scritto altre volte, ma lo riscrivo anche qui quello che Neruda sosteneva:
"Fai con me ciò che la primavera fa con i ciliegi"
Se io avessi tutta la poesia del mondo che mi scorre nelle vene,
scriverei esattamente come Neruda. O come Prèvert. O come Shakespeare.
E tutti i miei versi sarebbero sempre e solo per te.
Ma purtroppo non sono poetessa e nemmeno so scrivere così bene,
così tutte le parole più belle le leggerai solo quando vedrai i miei occhi.
Ti amo Giusè.
Momenti di:
Amore,
Era una notte insonne,
La vita mia e sua,
Trallalalallà
martedì 8 marzo 2011
Otto Marzo e Lindt Lindor.
Quando mangio, mangio tanto, mangio troppo, mangio male e mi ripeto che sono ingrassata e continuo a mangiare, mangiare tanto, mangiare troppo, mangiare male.
Quando piango, così all'improvviso.
Quando compro le scarpe e maglie che non indosserò mai.
Quando non è vero che tagliarsi i capelli è sintomo di cambiamento, non sempre almeno.
Quando fingo indifferenza di fronte alla gelosia.
Quando indosso il rossetto rosso.
Quando dico al mio fidanzato di non regalarmi mimose (e lui mi regala i Lindor-che adorabile è il mio tesoro meraviglioso <3).
Quando posso alzarmi di 10 cm con un paiodi tacchi.
Quando mi si inceppa la stampante e mi va in crash il mac.
Quando riesco a montare le cose Ikea.
Quando non riesco a montare le cose Ikea e chiamo il mio fidanzato e mentre lui smartella io preparo la cena.
Quando ho mal di testa.
Quando lo smalto sporca qualunque cosa.
Quando ho le gambe con più peli di un orango.
Sono donna sempre, sono donna tutti i giorni.
Oggi, come ieri e come domani.
Quando piango, così all'improvviso.
Quando compro le scarpe e maglie che non indosserò mai.
Quando non è vero che tagliarsi i capelli è sintomo di cambiamento, non sempre almeno.
Quando fingo indifferenza di fronte alla gelosia.
Quando indosso il rossetto rosso.
Quando dico al mio fidanzato di non regalarmi mimose (e lui mi regala i Lindor-che adorabile è il mio tesoro meraviglioso <3).
Quando posso alzarmi di 10 cm con un paiodi tacchi.
Quando mi si inceppa la stampante e mi va in crash il mac.
Quando riesco a montare le cose Ikea.
Quando non riesco a montare le cose Ikea e chiamo il mio fidanzato e mentre lui smartella io preparo la cena.
Quando ho mal di testa.
Quando lo smalto sporca qualunque cosa.
Quando ho le gambe con più peli di un orango.
Sono donna sempre, sono donna tutti i giorni.
Oggi, come ieri e come domani.
domenica 6 marzo 2011
Parentesi e parole
Oggi è stata una così bella giornata che sono come assuefatta. Il che finalmente potrebbe ripulire un po' il mio karma nero come la pece (nero come la pece. Oddio, da quanto non utilizzavo questa espressione. Forse da quando alle elementari la mia maestra mi spiegò cosa fosse la pece. Pece. Pensa, la pece è nera e poi cambi una vocale, una lettera, e diventa pAce e la pace non dovrebbe essere tutta bianca?), potrebbe ripulire la mia anima appesantita come il petrolio appesantisce il volo dei gabbiani.
E mi servirebbe in effetti, specie che siamo in vista tesi (vabbeh, ci vogliono dei bei mesi ancora però io mi sento comunque in ansia) e io non so ancora da dove diamine (vedi, è proprio una bella giornata, che non dico nemmeno parolacce e dico diamine) cominciare a scriverla. Quello che ho letto l'ho dimenticato. Me lo ricorderò probabilmente tra anni, per qualche assurda associazione mentale. O mai più. E poi, il titolo è difficile e non so se sarò all'altezza di svilupparlo per bene. Alla fine uso un sacco di parole (parole così grandi che se fossero persone sarebbero dei giganti, ma dei giganti-buoni-pensaci-tu come quelli delle vecchie pubblicità della Mulino Bianco) in queste tesi e tesine e mi sembrano sempre troppo poche, a tratti anche vuote. E alcune di esse sono così tecniche che mi sforzo anche a ricordarle come quando devo dire nel mezzo di un discorso in cui parlo più o meno speditamente la parola "intraprendere", che mi impappino sempre (Intraprendere. Ci pensavo giusto qualche giorno fa che è una parola che non so dire bene. Intraprendere. E' che ci sono solo cinque vocali per una parola di tredici lettere e poi delle erre che sono troppo vicine, che si rincorrono troppo velocemente. Intraprendere. Però non mi manca la erre ma quando mi sentirete parlare potrete sentire il mio "Intrapendere.. inta.. in-tra-prendere", insomma come se fosse una piccola pubblicità all'interno del discorso).
Comunque, come ho scritto nel post precedente, oggi i mandorli erano in fiore. Io dormo ancora con il pigiama pesante e i termosifoni sono accesi ma se i mandorli sono in fiore allora va bene, allora c'hanno ragione loro che è primavera e siamo noi che non ce ne accorgiamo.
Domani inizia il nuovo, ultimo (ma solo del triennio) semestre. E c'è l'ultimo (ma solo per tre mesi) pranzo con i miei che sono nella città adottiva per vedere la casa in cui vivo da Ottobre. Questa invece è l'ultima notte che faccio così tardi (ma tanto non ci crede nessuno).
(Ma quante parentesi ho usato? E' che sono belle, le parentesi. Sono una pausa, ma una pausa non come le pubblicità durante i film in tv, ma la pausa come la ricreazione. Sono l'apnea, sono i bambini che al mare si tappano il naso con le mani e poi ingoiano l'acqua salata. Sono il respiro dopo essere andati in apnea. Le parentesi sono come delle bolle, che dentro ci può essere un altro mondo, epperò volano e non le prendi e sono libere. Le parentesi sono libere, libere di poter dire qualunque cosa, anche ciò che non c'entra nulla con quello che stai dicendo. Le parentesi sono come una lettera inaspettata in una giornata caotica, sono come le bollicine d'aria che si forma in alcuni bicchieri o vasi di vetro. Sono intoccabili.)
(Ah, e tra parentesi a me da bambina, alle elementari per l'esattezza, mi piacevano molto di più quelle graffe. E piacevano anche alla mia amichetta del cuore dell'epoca, ché secondo noi erano più belle. E poi sono come dei piccoli disegnini. E poi sono eleganti. E poi a matematica, se le espressioni fossero fatte solo di parentesi di graffe e non di numeri, io sarei stata la prima della classe. Sono una ragazza intrapendente.. inta.. in-tra-pren-dente)
E mi servirebbe in effetti, specie che siamo in vista tesi (vabbeh, ci vogliono dei bei mesi ancora però io mi sento comunque in ansia) e io non so ancora da dove diamine (vedi, è proprio una bella giornata, che non dico nemmeno parolacce e dico diamine) cominciare a scriverla. Quello che ho letto l'ho dimenticato. Me lo ricorderò probabilmente tra anni, per qualche assurda associazione mentale. O mai più. E poi, il titolo è difficile e non so se sarò all'altezza di svilupparlo per bene. Alla fine uso un sacco di parole (parole così grandi che se fossero persone sarebbero dei giganti, ma dei giganti-buoni-pensaci-tu come quelli delle vecchie pubblicità della Mulino Bianco) in queste tesi e tesine e mi sembrano sempre troppo poche, a tratti anche vuote. E alcune di esse sono così tecniche che mi sforzo anche a ricordarle come quando devo dire nel mezzo di un discorso in cui parlo più o meno speditamente la parola "intraprendere", che mi impappino sempre (Intraprendere. Ci pensavo giusto qualche giorno fa che è una parola che non so dire bene. Intraprendere. E' che ci sono solo cinque vocali per una parola di tredici lettere e poi delle erre che sono troppo vicine, che si rincorrono troppo velocemente. Intraprendere. Però non mi manca la erre ma quando mi sentirete parlare potrete sentire il mio "Intrapendere.. inta.. in-tra-prendere", insomma come se fosse una piccola pubblicità all'interno del discorso).
Comunque, come ho scritto nel post precedente, oggi i mandorli erano in fiore. Io dormo ancora con il pigiama pesante e i termosifoni sono accesi ma se i mandorli sono in fiore allora va bene, allora c'hanno ragione loro che è primavera e siamo noi che non ce ne accorgiamo.
Domani inizia il nuovo, ultimo (ma solo del triennio) semestre. E c'è l'ultimo (ma solo per tre mesi) pranzo con i miei che sono nella città adottiva per vedere la casa in cui vivo da Ottobre. Questa invece è l'ultima notte che faccio così tardi (ma tanto non ci crede nessuno).
(Ma quante parentesi ho usato? E' che sono belle, le parentesi. Sono una pausa, ma una pausa non come le pubblicità durante i film in tv, ma la pausa come la ricreazione. Sono l'apnea, sono i bambini che al mare si tappano il naso con le mani e poi ingoiano l'acqua salata. Sono il respiro dopo essere andati in apnea. Le parentesi sono come delle bolle, che dentro ci può essere un altro mondo, epperò volano e non le prendi e sono libere. Le parentesi sono libere, libere di poter dire qualunque cosa, anche ciò che non c'entra nulla con quello che stai dicendo. Le parentesi sono come una lettera inaspettata in una giornata caotica, sono come le bollicine d'aria che si forma in alcuni bicchieri o vasi di vetro. Sono intoccabili.)
(Ah, e tra parentesi a me da bambina, alle elementari per l'esattezza, mi piacevano molto di più quelle graffe. E piacevano anche alla mia amichetta del cuore dell'epoca, ché secondo noi erano più belle. E poi sono come dei piccoli disegnini. E poi sono eleganti. E poi a matematica, se le espressioni fossero fatte solo di parentesi di graffe e non di numeri, io sarei stata la prima della classe. Sono una ragazza intrapendente.. inta.. in-tra-pren-dente)
Momenti di:
E quindi niente,
Era una notte insonne,
Notti,
Parole parole soltanto parole
- - Hai una storia, - mi disse, - verso la quale hai delle responsabilità.
- - Come sarebbe a dire che ho delle responsabilità?
- - Hai delle responsabilità verso la tua storia. Devi cercare di darle un senso. Le devi la tua completa attenzione.”
- (Don DeLillo)
Oggi c'erano i mandorli in fiore nel giardino vicino casa mia. I miei. Giuseppe. Forse non mancava niente davvero. E il sole brillava anche un po' dentro me, perché questo mese sono tra gli autori di un mio raccontino che si sviluppa in quattro parti su un sito che io leggo da tanto davvero, che adoro davvero, che è bello davvero, che è stimolante davvero, che c'è gente brava davvero.
Io sono qui e il sito in questione è SettePerUno e ci starò tutte le domeniche di questo raggiante mese di Marzo.
Grazie, gente setteperunica.
Momenti di:
E quindi niente,
Giorni di Sole dentro,
Notti,
SettePerUno
martedì 1 marzo 2011
Pomodorini nel nido e Torta allo yogurt!
Momenti di:
Disegnini minchia,
Io mangio carboidrati anche di sera,
Mattinate stranamente o scarsamente produttive
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