venerdì 8 luglio 2011

Il vuoto, che bello il vuoto pieno!

I giorni da neo laureata scorrono caldi e leggeri.
Non avere nulla a cui pensare (bollette da pagare a parte), è piacevole. Scrivo, leggo, disegno, fotografo. Uscirei se l'asfalto non mi squagliasse la suola delle infradito.
Ma oggi sono triste. E' venerdì e non c'è Quarto Grado in tivvù. Dovrò guardare qualche puntata di C.S.I. ma non è la stessa cosa.
Per alleviare il dolore ho mangiato (ecco un'altra cosa che sto facendo spesso ultimamente) una salsiccia che ommmioddio e dei pezzi di caciocavallo che mamma mia e dei pomodorini che sapevano esattamente di pomodorini e non di plastica come quelli del banco dell'Esselunga! E proprio in base a questo, io i consiglio di dare un'occhiata a questo blog, bellissimo, eheheh!

Ora, visto che ho caldo, vado a idratarmi, prima che evapori.

martedì 5 luglio 2011

Laureata!

Per tutti quelli che mi hanno detto che non ce l'avrei mai fatta.
Per la direttrice introvabile che mi ha fatto penare.
Per tutte le robe burocratiche e insulse, fini a se stessi.
Per tutti quelli che dicevano che mi avrebbero aiutata e invece non l'hanno fatto.
Per tutti quelli che non mi hanno permesso di stampare delle cazzo di lastre.
Per tutti quelli che hanno messo in dubbio tutto, da un giorno all'altro.
Per quelli della segreteria, alle loro cazziate e cazzate.
Per i momenti in cui mi lasciavo convincere che non ce l'avrei mai fatta.
Per i momenti in cui non riuscivo a dormire, a disegnare, a sognare.
Per la rabbia e la rassegnazione.
Per la tristezza e la tenacia.
Per tutti questi.
VAFFANCULO!
Sono una dottoressa in non so bene cosa, in Accademia di Belle Arti!


martedì 28 giugno 2011

E quindi ho finito!

Un mese colmo, colmissimo di cose.
Non ho scritto nulla e quando avevo voglia, facevo altro, tipo sognare.
C'è stato un momento in cui ho pensato che non ce l'avrei mai fatta, che davvero ci fosse una strana congiunzione astrale che mi impediva di essere fiduciosa e felice. Sembrava che tutto fosse boicottato, tutto contro di me e questa mi faceva affrontare le mattine con le pinze ma con la faccia incazzata.
Poi c'è stato un momento in cui ce l'avrei fatta. Ce l'avrei fatta a dare sette esami in quattro giorni. Tra momenti di nervosismo e momento di ottimismo.
Ora sono qui e oggi ho dato il mio ultimo esame della triennale. Ultimo. Ultimo esame della triennale. Mi fa strano dirlo, mi sembra una bugia, mi sembra che domani ne ho un altro da preparare. E mi fa strano dover consegnare il mio libretto, mi ci ero affezionata anche se la copertina è sbiadita e la costolina un po' sdrucita, anche se quella foto accanto la matricola non sono più io, da un po'.
Adesso, felice, vado a disegnare cose da non impacchettare per revisioni, vado a leggere cose da non dire a un orale.
Mi fa strano, ma sono felice.

lunedì 6 giugno 2011

So' ragaaaazzi!

Bic e moleskine. E ciclo.
Bic e moleskine e Biancaneve desnuda.
Bic e Moleskine e hawaaaai.
Bic e moleskine. E fiducia.

Ah, per voi che arrivate al mio blog scrivendo "Di Bernardo e Lo Zito" "Foto di Marisa Lo Zito e Giuseppe Di Bernardo insieme" (che spero sia mia madre che su Google non sa che cercare oltre la ricetta di torta alle mele e la capirei anche -mà, te le faccio vedere a Luglio le foto mie e di Giuseppe-, ma se fosse qualcuno che io non conosco o conosco poco, mi preoccuperei alquanto), che pensate che la "CocaCola in bottiglia di vetro" sia più buona (sì, è più buona, specie se bevuta da una cannuccia, preferibilmente rossa), per avere l'ispirazione di parole da scrivere su un bigliettino come "Ringraziamento per prete che benedice la casa"(no, no, no, niente di amorevole da parte mia per i preti che benedicono case altrui, cambiate blog, vade retro), che vi chiedete "Quanto piove in un anno a Prato" (eh, son domande esistenziali!) e per quelli, che fanno parte dello stesso gruppo di interesse metereologico che si chiedono "giugno 2011 perché è così nuvoloso" (non lo so. Sarà l'armaggeddon?) , per chi si chiede quali siano i "libri preferiti di Snoopy" (non lo so, era una notte buia e tempestosa), che chi, giustamente è attanagliato dall'amletico dubbio "perché gli indiani puzzanoù" (sarà colpa delle penne?!), per chi scrive il mio nome tutt'attaccato "Marisa Lozito" (Marisa LO ZITO, staccato, LO staccato ZITO, con la zeta dura), per chi si chiede "Come finisce una notte 2" (ma è un film?), per chi ha cercato "foto cetriolo cartone animato" (??! No, vi prego, se esiste e se lo trovate 'sto cartone, mandatemelo che voglio vederlo pur'io!), per tutti voi, GRAZIE!

giovedì 2 giugno 2011

Because the night.

HO
FINITO
LA
MIA
FOTTUTISSIMA
TESI
!
Settanta pagine che traboccano di enunciati filmici, di unità aristoteliche di tempo, luogo e azione, di critica francese e recensioni di film che erano nati per i circoli universitari anni Settanta e che solo Ghezzi adesso manda in onda, di notte, con Patti Smith che annuncia la bellezza segreta di linguaggi ormai perduti.

Sono quasi le tre ed è tardissimo ma non ho resitito a fare un disegnino minchia (uscito male ma l'ho fatto in cinque minutiiiii!) che rappresenti la vittoria di questa notte!

mercoledì 1 giugno 2011

Nuvoloso, nuvOleoso nel senso che si scivola su un cielo così.

Ochei. Le cose iniziano a essere pesanti, come certe nuvole.
Sono stanca, emotivamente, psicologicamente. Sono stanca di andare in Accademia e a fine giornata poi è come se fossi rimasta sotto le coperte, perché non sanno nulla, non vogliono sapere nulla, dobbiamo aspettare. Aspettare.
Io posticipo tutto. Come ha detto qualcuno che non ricordo, sono così tanto abituata a procrastinare che morirò con almeno due settimane di ritardo. Però poi, quando è Giugno, un po' di fretta inizierei anche ad averla.
Sono triste.
Penso al mio futuro, penso a questi problemi nati non per colpa di noi studenti e che però ci riguardano. Penso ai miei sogni. Penso a me. E mi stanco. Giorno dopo giorno.
In questi giorni piove. Oggi sono uscita con la felpa. Il cielo è grigio. Ed è il tempo migliore che possa riflettermi.

lunedì 30 maggio 2011

venerdì 27 maggio 2011

E poi vabeh, penso a te!

In questi giorni, tra caldo, zanzare, preparazione di revisioni, speranze e paure, penso principalmente alla tesi in Storia del Cinema
al matrimonio della mia amica Robbbi - che a noi quello di William e Kate ci fa una Pippa-
e alla prova costume, che ho mangiato carne e verdure per una settimana e oggi mi sono buttata sul fritto e grasso saturo come nemmeno un bel bambino del Burundi.
Pensare stanca.

giovedì 26 maggio 2011

Frida Kahlo, via de' Pandolfini, Firenze.

Tu lo sai bene: non ti riesce qualcosa, sei stanco e non ce la fai più.
E d'un tratto incontri nella folla lo sguardo di qualcuno -uno sguardo umano-
ed è come se ti fossi accostato a un divino nascosto.
E tutto diventa improvvisamente più semplice.
(A. Tarkovskij)

Oggi ero in segreteria a risolvere quelle robacce burocratiche. Ero un po' agitata, gli applicati di segreteria spesso soffrono di bipolarismo secondo me e quindi incontrarli per me e la mia attività neuronale ogni volta rappresenta un grosso rischio. Sono arrivata, la gente attendeva il proprio turno col numero in mano, come al banco dei formaggi e dei salumi al supermercato. C'era una mia amica, che mi fa sempre ridere un sacco. E una signora peruviana. Parlare con lei credo mi abbia rasserenata un sacco. Lei è di quelle persone che non sono proprio per niente come me, perché sono in pace col mondo. Vivono a contatto con la terra, col cielo. Il cielo è più azzurro se li guardi con i loro occhi, la terra feconda. Sono un tutt'uno armonioso con ciò che li circonda. Insomma, il mio opposto. E quando trovo queste persone io sono sempre felice, sono felice di conoscere persone che hanno pois che esplodono da tutti i pori perché io, lo dico sempre, in fondo sono una persona in bianco e nero. 
Quindi insomma, sono piena di revisioni, di scadenze, di cose da fare.
Ma sono serena, un po' più serena, perché è vero che a volte conoscere una signora, un signore, un ragazzo, un bambino, una ragazza, una bambina, può davvero migliorare la giornata.

martedì 24 maggio 2011

Un'altra notte finisce e un giorno nuovo sarà, Anna non essere triste. Cambierà. (Per fortuna che c'è il profumo dei Pavesini).

Sono giorni lunghissimi, questi.
Firenze è bollente, l'aria in Accademia anche.
Poco fa mi è successo che ho pianto per una foto. Non era nemmeno così bella, ma forse mi ha mosso qualcosa dentro. Mi è successa la stessa cosa guardando un quadro di De Chirico. Poi avevo gli occhi lucidi dopo il trenta di Economia. Non lo so come mai. Forse è un pretesto, forse un momento di debolezza, forse un istante in cui mi sono sentita sola. E' una sensazione strana. Triste e coraggiosa al tempo stesso, come una partenza. 
Come siamo buffi. "Inventiamo bicchieri infrangibili che poi cadono e si rompono (Paolo Nori)", ci diciamo che non esistono più le mezze stagioni per colpa del buco dell'ozono e poi facciamo le fragole tutto l'anno.
Un mio amico oggi mi ha scritto una mail bellissima, che non mi aspettavo.
A volte i pensieri improvvisi e senza pretesto di un amico che "non so perché ti sto scrivendo questo, adesso", li leggi in un determinato giorno, un determinato momento e ti rendi conto che forse non è un caso.
A volte le sfighe e le leggi di Murphy servono per poi poter dire che siamo fortunati quando succede una cosa bella o semplicemente meno triste.

martedì 17 maggio 2011

Faccio cose, vedo gente, mangio cetrioli.

Da piccola volevo lavorare in un circo, nonostante la mia massa grassa che a quell'età mi avrebbe permesso di interpretare solo la bambina cannone.
Poi volevo fare la pediatra, perché da bambina mi piacevano i bambini.
Poi la ginnasta, perché facevano un cartone animato su Italia Uno e mi sembrava più plausibile fare lei che non una guerriera Sailor.
Poi l'avvocato, perché volevo una macchina rossa e grossi occhiali da sole. E perché vedevo Ally Mc Beal.
Ora vorrei fare quella che inventa le parole, vorrei anzi averle inventate io certe parole come "sternocleidomastoideo", "rorido", "amatriciana", "bifidus", "crepuscolo" e tante altre.
Ora vorrei fare il dio delle città.
Ora vorrei far parte dei maitre chocolatier Lindt.
Ora vorrei essere una fotografa. Di quelle che guardi le loro foto e ti si ferma il respiro per un istante.
Ora vorrei essere un aiuto regista, va bene anche portare caffè a tutti e sono brava pure a scegliere dolci buoni ed economici.
Ora vorrei lavorare nella cucina di un ristorante. Forse va bene anche una friggitoria, basta ci sia l'aceto balsamico.
Ora vorrei sapere tantotantotantotutto di Storia dell'Arte, contemporanea. E restaurarla.
Ora vorrei essere in una galleria d'arte, una qualunque, anche una che non ha soldi.
Ora vorrei lavorare in un museo, d'arte contemporanea.
Ora vorrei parlare a ragazzi un po' più giovani di me di Fotografia o Cinema o Arte e io sarei buona agli esami, che tanto se una materia piace uno se la studia, se no non sono fatti miei.
Ora vorrei essere quelli che provano le cose da mangiare e poi dicono "Ottimo""Buono""Così così" e lo scrivono da qualche parte.
Ora vorrei fare un libro illustrato, di cucina.
Ora vorrei inventare un brand. Di donne grasse e felici.
Ora vorrei diventare una scrittrice. Scrivere di qualunque cosa. Su qualunque cosa. E farlo bene.
Ora vorrei fare quella che sceglie di quale rosso andrebbero fatte le copertine di certi quaderni.
Ora vorrei essere uno di quelli che inventano le cose inutili Ikea che vengono puntualmente acquistati dalla sottoscritta.
Ora vorrei fare quelli che cuciono (cuciono, vorrei aver inventato anche questa parola) i vestiti bianchi in pizzo Sangallo.

La tesi. Mi aspetta la tesi.

venerdì 13 maggio 2011

Loro forse vedevano cose che noi nemmeno immaginiamo.

C'è stato qualcosa giorni fa che forse è più importante di tempi stretti, esami, tesi, chiacchiere, ciambelle e zucchine.

Era una domenica, io odio le domeniche.
Io e il mio talentuoso ragazzo usciamo e andiamo alla ricerca di una pizzeria da sperimentare. Ne scegliamo una, che di messicano aveva solo il nome e forse il cameriere.
Tra le cose che mi infastidiscono c'è il sedersi affianco a persone che non conosco nei ristoranti. E in questa pizzeria, ci sistemano affianco una coppia. Inoltre la tv era su Striscia la Notizia e a me non piace che è chiassosa e mille volte meglio le Iene, se proprio. Sembrava non andasse bene una. Ma la fame ci teneva ben saldi alle sedie di vimini, quindi il menù era già tra le nostre mani.

La coppia che era seduta accanto a noi era strana. Parlavano di gare tennistiche in modo esageratamente competitivo. Avranno avuto sessant'anni, su per giù. Mangiavano gli spaghetti rumorosamente. Parlano.
Finiscono la loro cena, con calma e offrono loro un amaro. Accettano, ringraziano.
Prendono il bicchiere, la mano di lei cerca di spostare le bottiglie, cercano le mani l'un dell'altra, lei gli prende il mignolo lui l'indice. Portano con l'altra mano il bicchiere, brindano. Sorridono.
Erano entrambi ciechi.
Ciechi.
Spostavano l'aria che li allontanava, afferravano la vita che intercorre tra le mani e un brindisi. Vedevano più di chiunque altro. Più di noi.
Non riesco a raccontarla nemmeno bene, perché è come rivelare un segreto, come quando respiri il vento.
Ecco.
Anche questa storia, questa immagine, questo momento, questa lezione di vita vera e forteforte credo che rientri tra le cose che uno non potrà maimaimaimai spiegare a nessuno. Non per mancanza di voce, di ricordo o di orecchie. Ma per mancanza di parole.

martedì 10 maggio 2011

Un bel modo di cominciare la settimana è scoprire che anche Kate Moss ha la cellulite.

Il lunedì è un giorno tremendo.
La sveglia suona presto, non la sento, per non posporla devo tenerla lontana da me il che si chiama masochismo, mi aspettano cinque ore di disegno dal vero, mi sveglio e devo cospargere il letto di carboni ardenti per alzarmi. Puntualmente mi si rovina lo smalto, l'acqua non viene mai calda velocemente e solo il lunedì quando sei in ritardo, il caffè dimentico di accenderlo, non so cosa mettere, metto le scarpette di tela e poi viene giù il diluvio che smette quando torni a casa.
Il lunedì è un giorno tremendo.
E' una nuova settimana, che di questi tempi significa che è un giorno più vicino agli esami e alla tesi. Un giorno più vicino alla morte, al suicidio, a Bin Laden, alla fine dei tuoi giorni, alle nutrie dell'Arno, all'indecenza, allo schifo.
Il lunedì è un giorno tremendo.
Si comincia sempre qualcosa. Io ho iniziato tutto il lunedì. E' un piccolo capodanno settimanale, il lunedì. Solo che l'unico count down è per andare a letto e non per i balordi notturni.
Questo lunedì io ho fatto una scelta responsabile e per niente avventata: mangiare sano. Verdure cotte e crude, frutta, legumi, carne, pasta, pane.
Dio, togli il mio fritto quotidiano e rimetti in pace sull'apposito scaffale della Coop i pangoccioli.
Niente grasso inutile da merendina del discount. Niente zucchero e latte, ma latte e zucchero. Niente biscotti colmi di conservanti più che di cioccolato. Attività fisica. Corsa, lenta ma costante, fingendo come al solito davanti ad altre allenatissime persone che mi corrono di fianco o gente che cammina tranquillamente che non ho il fiatone, no no no, sono una vera sportiva, io, corro da una vita, eh, un due, un due. Scale a piedi se non ho la spesa. E se non mi scappa la pipì o la cacca o non ho dimenticato il libretto universitario il giorno di un esame. Magari anche pesetti, che ora ho solo il bicipide da apritrice di barattoli di Nutella e melanzane sott'olio, infatti non a caso credo che il destro sia più sviluppato del sinistro.
Poi, vorrei anche parlare dei vestiti deliziosi e del calduccio meraviglioso di questa stagione, argomenti che mi portano direttamente a parlare di donne, di ormoni maledetti che causano alterazioni d'umore nemmeno noi fossimo tutte bipolari, mestruazioni quando dobbiamo andare al mare e lacrime che sgorgano dai nostri occhi come nemmeno il petrolio dalle terre dell'Arabia Saudita. Ormoni di merda che ci fanno venire la cellulite. Brutta, brutta e cattiva. Però ce l'abbiamo tutte (e se mi sta leggendo una che non ne ha e che ha cosce meravigliosamente lisce senza fare niente, nè fanghi nè sport, tu che sei meglio anche di una modella che sfila per Chanel, chiudesse tutto, perché le sto mandando una macumba e queste funzionano. Sempre. Maledetta. Lontano, lontanissimo, lontana da questo pianeta, sgualdrina) e questo è confortante come quando devi studiare taanto tanto e un altro ha il tuo stesso esame - trattasi in modo evidente del saggio vecchio adagio "mal comune mezzo gaudio"-.
Oggi poteva quindi essere una giornata tremenda ma da qualche parte, non so se in tivù o sul City, ho visto una fotografia. Era lei. Stupenda e meravigliosa. Inarrivabile e diva. Lei. Una foto di lei con la CELLULITE. LEI. LEI ANCHE HA LA CELLULITE. E la giornata è diventata radiosa e perfetta.
Ergo, se ce l'ha anche lei, se ce l'hanno anche quelle scheletriche donnacce, allora scusatemi ma io posso anche sfondarmi di altre madeleine, eh sticazzi.

giovedì 28 aprile 2011

Quelle cose per cui non bisognerebbe arrabbiarsi ma poi ci si incazza e si fanno tragedie. Grandi dolori da niente.
(Stefano Benni)


Eh.

martedì 26 aprile 2011

Marisa e' ora fan dei prodotti tipici pugliesi.

Che poi a me una bella insalata mista piace anche.
Le carote julienne mi piace vederle, mi piace mangiarle, mi piace che costano meno di un euro.
Anche la frutta.
Mi piace tutta, a parte cachi e fichi (che scritto così sa della perifrasi volgare ma ben più diffusa di "cazzi e mazzi" : "C'erano tante cose, tante persone, tanti problemi e ricominciavano le lezioni con i relativi cachi e fichi.").
Tutta.

Però.
La salsiccia, che ha quel piccantino leggeeeero, che senti dopo averla assaporata per bene mentre masticandola l'aroma dovuta anche alla cottura della brace l'ha arricchita, vogliamo mettere?

La burrata, che è un Lindor a formaggio, stessa goduria, stesso bisogno di chiudere gli occhi mentre è in bocca, irresistibile scioglievolezza, allo stesso modo.

Il pane. Salato, croccante, caldo. E il rito del pane e pomodoro. Spremere i pomodori sulla fetta di pane, cospargere il sale, poi l'olio. Strizzare la fetta di pane, far colare l'olio in eccesso. Ripetere. E mangiare, sentire come il sale, l'acidità del pomodoro e l'olio quasi pizzicano le labbra.

Il cioccolato. Nemmeno sta a parlarne.
Cioccolato si spiega da solo.

Con tutti questi doni degli dei, io, come faccio a essere salutista?
Come?

Come disse un amico, dopo esser tornati in Puglia c'è bisogno di una vacanza.

La visione di queste immagini sono sconsigliate a un pubblico vegetariano.